UN SOGNO DIVENTATO REALTÁ:
IL MIO TIROCINIO ALLA COMMISSIONE EUROPEA
“Abbiamo il piacere di informarla che è stata accettata per un tirocinio presso la Commissione Europea …”. Era il 18 luglio 2024, e appena acceso il telefono, ancora mezza addormentata, quella frase compariva sullo schermo.
Mi chiamo Sveva, ho la mamma originaria di Pasturo e attualmente vivo a Lecco, ed è proprio da lì che è iniziato questo viaggio verso una delle esperienze più intense e formative che abbia mai vissuto.
Lavorare in un'organizzazione internazionale è sempre stato un mio sogno, un obiettivo che custodivo sin da quando ho finito le scuole superiori. In quel momento ho capito che tutte le decisioni prese durante il mio percorso universitario, anche le più piccole, mi avevano portata proprio lì: dalla triennale in Economia, che mi ha dato le basi, fino alla magistrale in Scienze Politiche presso l’università Bocconi di Milano che sto frequentando oggi e che mi ha aperto la strada verso un’esperienza come questa. Infatti, sono riuscita ad entrare in Commissione Europea grazie a uno dei programmi speciali promossi dalla mia università, candidandomi direttamente attraverso il portale universitario.

Così, motivata da questa notizia, ho cercato un appartamento, ho fatto le valigie e a fine settembre sono atterrata a Bruxelles, con un misto di emozione e adrenalina.
Se dovessi riassumere la mia esperienza alla Commissione Europea in una sola parola sarebbe: crescita.
Per cinque mesi ho avuto l’onore di lavorare presso l’unità per gli appalti pubblici di DG GROW, la direzione che si occupa del mercato interno dell’Unione Europea. La prima volta che ho messo piede nell’ufficio mi sono sentita, non solo fortunata, ma parte di qualcosa che contava davvero.
Le mie giornate erano piene e stimolanti: tra meeting con stakeholder da tutta Europa, redazione di report, analizzare dati comparativi sugli appalti pubblici nei diversi Stati membri…ogni giorno imparavo qualcosa di nuovo.
Il momento in cui sono arrivata era particolarmente importante per il mio team: era in corso la revisione dell’attuale Direttiva sugli appalti pubblici e ho potuto vedere da vicino il lavoro dietro le quinte che precede la scrittura di una nuova proposta legislativa europea. Abbiamo partecipato a un’infinità di meeting con i rappresentanti degli Stati membri e ho avuto anche l’opportunità di ascoltare chi lavora concretamente sul campo a livello nazionale, capendo cosa funziona davvero e cosa invece necessita di essere migliorato.
Quello che mi ha colpita fin da subito è stata la gentilezza delle persone con cui ho lavorato e la passione che mettono ogni giorno nel loro lavoro. Sin dal primo momento mi hanno accolta facendomi sentire parte del team, quasi come a casa. Ricordo ancora una chiacchierata con un collega, che definiva il loro lavoro da “bureaucrat” come quello di una formica: piccola, forse invisibile, ma essenziale all’interno del grande meccanismo dell’Unione Europea. Mi ha detto: “Nel nostro piccolo, cerchiamo di costruire un’Europa migliore per chi ci vive.” E questo è forse l’insegnamento più potente che mi sono portata a casa: vedere come le politiche europee, in un ambito come quello degli appalti pubblici che finora avevo trascurato, possano avere un impatto concreto sulla vita quotidiana delle persone.

Un momento che non dimenticherò mai è stato quando ho accompagnato alcuni colleghi a un evento all’interno del Parlamento Europeo. Il tema era come promuovere gli appalti pubblici verdi all’interno della nuova Direttiva. Seduta lì, su quelle sedie dove si prendono decisioni fondamentali per milioni di cittadini europei, mi sono sentita piccola ma anche incredibilmente parte di qualcosa di grande. È stato un momento surreale, difficile da descrivere a parole.
Tutto questo è stato possibile grazie alla mia università, che mi ha aperto le porte a questa opportunità, ma non posso non essere anche orgogliosa di me stessa e del lavoro che ho fatto per arrivare fin qui.
È stata un’esperienza intensa, emozionante, piena di insegnamenti e, soprattutto, di crescita professionale e personale. E ora che sono tornata, so con certezza che quella mail del 19 luglio non era solo l’inizio di un tirocinio. Era l’inizio di una nuova versione di me.
Sveva Rossi
IL GRINZONE n. 92