BRICIOLE DI STORIA PASTURESE
dagli archivi parrocchiali valsassinesi (XIII parte)
I campanili di Pasturo e Baiedo
Premessa
Sull’importanza dei campanili ricordiamo quanto riferisce l’antropologo e storico delle religioni Ernesto De Martino (1908-1965). Durante un suo viaggio in Calabria egli si imbatté in un vecchio pastore di Marcellinara, che con qualche esitazione accettò di salire in macchina con lui per indicargli la strada. Ma appena il campanile del suo paese scomparve all’orizzonte, il povero vecchio si sentì completamente spaesato e fu assalito da un’inquietudine improvvisa che svanì solo quando vide riapparire il ‘suo’ campanile, come avesse riconquistato una “patria perduta”1. Quel campanile, infatti, era per lui non solo un elemento architettonico che delimita il confine visivo di un determinato luogo o valle connotandone in modo evidente il paesaggio, ma un punto di riferimento identitario che segna dei confini visivi entro i quali il singolo individuo riconosce di appartenere a una terra, a una comunità, a uno specifico contesto sociale e culturale2.
Dopo aver ricostruito la storia delle campane di Pasturo e Baiedo3, è ora la volta delle strutture architettoniche destinate a sostenerle, cioè dei suoi campanili. Ne ripercorreremo le principali vicende costruttive attingendo a piene mani, anche questa volta, agli studi dello storico pasturese Andrea Orlandi4 e al tempo stesso compulsando i documenti d’archivio e la stampa locale5.
Il campanile della chiesa di S. Eusebio
La torre campanaria del S. Eusebio, data la sua orientazione incongruente con quella della chiesa, è sicuramente di origine precedente agli ampliamenti quattrocenteschi6. Nel 1569 così la descriveva il visitatore regionario: “vi è il Campanile mezzo nella Giesa e mezzo fuori, mal’ornato”. E ancora: “Del Campanile. Il Campanile è in Frontispicio dell’altare maggiore, fatto à torre con due Campane, l’entrata d’esso Campanile si ascende per una loggia, quale è nella Chiesa et però non si può delineare molto bene”7. “Si tornò a rilevare nel 1608 - aggiunge l’Orlandi - l’anomalia del campanile, «lasciatovi nel riedificare la chiesa», cioè quando questa fu ampliata nell’anno 1423. Tutto fa credere che si fosse utilizzata per campanile una torre medioevale da fortificazione, preesistente alla chiesa, forse risalente all’età romana”8.
Il campanile, alto 35 m, si presenta oggi in pietra e si articola su tre piani: il primo senza aperture con pietre squadrate agli angoli, il secondo su cui campeggia l’orologio9 e il terzo con la cella campanaria completamente in pietre battute a vista disegnato da mastro Giovanni Marcotelli da Canzo tra il 1674 e il 1675; capo degli scalpellini Bartolomeo Rivolta10. L’anno 1675 si vede ancora scolpito nella chiave dell’arco volto a mezzogiorno. Pure del 1675 è la croce sulla sommità, realizzata a Milano11. Sono documentati lavori per tutto il Settecento12. Nel 1722 il campanile era “gravato” da tre campane” (“Campanile tribus campanis gravatum”)13. La copertura e l’accesso furono rifatti nel 179114 in concomitanza con la fusione del concerto di cinque campane avvenuta in una fonderia appositamente realizzata in paese da Natale Mainoni15. Nell’Ottocento la torre fu interessata da diversi lavori, nel 1903 furono sostituite le ruote delle campane e nel 1930 furono restaurati gli intonaci e fu rifatto il castello in legno, tutto guasto, con altro di ferro, fornitrice la ditta Ottolina di Seregno16. L’ultimo intervento di restauro risale al 1995/199617.
ll campanile della chiesa della Madonna della Cintura
Un campanile della “Giesa di S.to Jacomo di Pasturo” (dal 1746 detta della Madonna della Cintura) è già attestato nel 1569: “Hà un campanile con una campana sopra l’arco della capella fatto con duoi Pilastri”18. Scrive l’Orlandi: “Il visitatore dell’anno 1608 prescrisse l’erezione di un muro per sostegno d’una campanella: indizio che il campanile nacque più tardi”19. Quel muro non era altro che il così detto “campanile a vela”, usato per le chiese di non grande importanza. Esempi dei secoli XIII e XIV ne offre la Toscana; molto rari da noi: a Vimogno, a S. Rocco di Primaluna, in alcune terre dell’alta Valsàssina. Due pilastri più alti del tetto della chiesa collegati con arco e ricoperti da tetto a due displuvi: entro l’arco erano sospese le campane. E ancora: “Ma nell’anno 1631 si spesero lire 25 e 10 soldi «per voltar il tetto e trasportar il campaniletto»: il quale trasporto noi riterremo invece una demolizione, presumendo pronto il campanile vero e proprio, quale si vede ancora di presente”20. Il campanile fu restaurato tra il 1929 e il 193021.
Il campanile della chiesa di S. Andrea
A destra dell’altare, attorniato dal cimitero22, è il basso campanile a pianta quadrangolare (sistemato nel 1912) da cui pende la più antica campana della Valsassina (1461). La prima attestazione documentaria del campanile risale al 1569: “Il Campanile è sopra l’arco della capella fatto sopra duoi Pilastri con una campanella”23. La poetessa Antonia Pozzi (1912-1938), che avrebbe desiderato restaurare questa chiesetta24, cita questo campanile in una celebre pagina del suo Diario paragonandolo a “un albero anche lui, così verde”25.
Il campanile della chiesa di S. Pietro Martire
Il campanile è inglobato tra la sacrestia nuova, la sacrestia vecchia e la navata da cui ha accesso. La cella campanaria presenta quattro fornici. Nel biennio 1889/1890 vi fu posto un orologio26 (oggi non più esistente)27e nel 1891 fu dotato di tre campane fuse da Giorgio Pruneri. La prima attestazione documentaria del campanile risale al 1569: “Hà un Campanile fatto sopra l’arco della Capella sopra duoi Pilastri”28.
Marco Sampietro
Le fotografie dei campanili sono di mio nipote Matteo Rusconi, che ringrazio.
1 Questo episodio è raccontato da Ernesto De Martino in La fine del mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali, a cura di C. Gallini, Torino 1977, pp. 479-481.
2 Ne è una eloquente dimostrazione il vocabolo campanilismo, che indica un “attaccamento esagerato e gretto alle tradizioni e agli usi della propria città” (Vocabolario Treccani).
3 M. Sampietro, Briciole di storia pasturese dagli archivi parrocchiali valsassinesi (XII parte): Al suono delle campane, “Il Grinzone”, a. XXIV, n. 91, giugno 2025, pp. 13-17.
4 A. Orlandi, Le famiglie della Valsassina. Repertorio con brevissime illustrazioni, Lecco 1932; Id., Campane in Valsàssina, Lecco 1943; Id. Memorie di Pasturo e Bajedo in Valsassina, Amministrazione Comunale di Pasturo, Pasturo 1995.
5 Sono stati consultati i seguenti archivi: Archivio Parrocchiale di Pasturo (APPasturo); Archivio Comunale di Pasturo (ACPasturo); Archivio Comunale di Baiedo (ACBaiedo); Archivio Storico Diocesano di Milano (ASDMi). Fonti giornalistiche: “Il Resegone”.
6 Orlandi, Memorie cit., p. 217.
7 ASDMi, Sezione X, Pieve Valsassina, vol. 60, q. 2.
8 Orlandi, Memorie cit., p. 217.
9 “Un orologio pubblico muniva la torre l’anno 1697; e nel 1725 il regolatore guadagnava per il suo servizio lire dodici annuali. Venne poi rinnovato completamente l’orologio in seguito alle campane del 1791: autore un bravo artefice di Taceno, forse dei Moneta. Onde non si capisce per quale necessità nell’anno 1859 il Comune di Pasturo spendesse del denaro pubblico fiorini 10, soldi 74 e denari 5 per far eseguire una meridiana sulla casa Pigazzi, presso la chiesa, opera di Giovan Maria Tagliaferri da Pagnona” (Orlandi, Memorie cit., p. 219).
10 Orlandi, Memorie cit., p. 218. Il Marcotelli lavorò qualche anno prima alla fabbrica della chiesa di S. Giorgio a Cremeno dove entro il 1670 realizzò le balconate chiuse da balaustrate in pietra al piano della chiesa (Chiese della Valsassina. Guida storico-artistica, a cura di F.Oriani, Banca della Valsassina, Cremeno 2014, p. 19).
11 Orlandi, Memorie cit., p. 219.
12 APPasturo, Amministrazione S. Eusebio (1684-1768): “rame per la Cupulla del Campanile” (18.07.1706); “far aggiustar il castello per le Campane” (14.02.1712); “lavori al Campanile” (18.06.1719); “legni per il Campanile” (15.02.1777); “chiodi e due girelle pel Campanile” (12.04.1800).
13 ASDMi, Sezione X, Pieve Valsassina, vol. 45, f. 76r.
14 Ricorda l’Orlandi: “I nostri avevano temuto che il concerto fosse da riuscire meschino, data l’angustia della cella campanaria. Un intelligente legnaiuolo del paese, Calimero di Domenico Cimpanelli, meditò la questione a fondo. Costruì un piccolo modello di legno del campanile, con le campane: calcolò la resistenza della torre in attinenza con il peso maggiore che le si voleva imporre; previde gli strapiombi; conteggiò il peso del metallo: concluse assicurando potersi fare campane più grosse di quanto si era giudicato in precedenza. Concertate per bene le cose con il mezzo del bravo Cimpanelli, passarono i dirigenti a eseguire le prescrizioni di legge. Il ricorso all’autorità tutoria di Milano esponeva essere tre le campane, delle quali una rotta, le altre con suono tanto flebile, che malamente riuscivano a intenderle quei di Bajedo, con danno dei doveri di religione. Un decreto magistrale dell’11 Agosto 1791 consentiva le cinque campane richieste, purché non superassero complessivamente il peso di 360 rubbi (quintali metrici 29.41) e la spesa di lire 8000” (Orlandi, Memorie cit., pp. 220 e 222). Su mastro Cimpanelli cfr. M. Sampietro, Briciole di storia pasturese dagli archivi parrocchiali valsassinesi (VII parte) Pasturo: terra di intagliatori (e non solo): mastro Calimero Cimpanelli: chi era costui?, “Il Grinzone”, a. XXII, n. 85, dicembre 2023, pp. 22-24.
15 Sampietro, Briciole di storia pasturese dagli archivi parrocchiali valsassinesi (XII parte) cit., p. 14.
16 ACPasturo, 2.VII.33.6.2 Contributo del Comune per la riparazione del campanile 1930; APPasturo, Rimborso per Don Simone Ticozzi, Cimpanelli Caterina ecc.; APPasturo, Liber chronicus, vol. 1, p. 105; “Il Resegone”, 19.07.1929, p. 3; “Il Resegone”, 11.04.1930, p. 3; Orlandi, Memorie cit., pp. 217, 224 (cfr. inoltre Chiese della Valsassina cit., p. 107).
17 Fu progettato dal geom. Giovanni Combi (ASDMi, Beni culturali, Pasturo 1995; APPasturo, Restauro campanile; Chiese della Valsassina cit., p. 107).
18 ASDMi, Sezione X, Pieve Valsassina, vol. 60, q. 1.
19 Orlandi, Memorie cit., p. 129.
20 Ivi, p. 216.
21 “Il Resegone”, 07.06.1929, p. 3.
22 ACPasturo, Ampliamento cimitero 1939-1940; APPasturo, Fabbriceria di Pasturo: Conto cassa 1907-1928 (Chiese della Valsassina cit., p. 117).
23 ASDMi, Sezione X, Pieve Valsassina, vol. 60, q. 3.
24 “La Chiesa del cimitero è proprio in disordine: quando potrò disporre del mio denaro lascerò qualchecosa perché l’aggiustino” (Diario, 10 settembre 1937).
25 Diario, 10 settembre 1937.
26 Il progetto fu stilato dall’ing. Paolo Manzoni il 9 giugno 1889, i lavori furono eseguiti da Carlo Carsana e collaudati dall’ing. Angelo Manzoni il 7 ottobre 1890. ACBaiedo, 1.VII.18.72 Progetto di alcune opere di ristauro e d’ampliamento del campanile dell’oratorio di S. Pietro 1889 (Chiese della Valsassina cit., p. 120).
27 L’orologio, come le campane, pur essendo collocato su campanili di chiese, era curato a spese dell’amministrazione civile. L’orologio di Baiedo fu tolto quando il comune fu accorpato a quello di pasturo nel 1928.
28 ASDMi, Sezione X, Pieve Valsassina, vol. 60, q. 3.
IL GRINZONE n.92