BRICIOLE  DI STORIA PASTURESE  

dagli archivi parrocchiali valsassinesi (XIV parte)

I Battisteri di Pasturo

 

Premessa

Come Dante e il suo avo Cacciaguida erano affettuosamente legati al loro “antico Battisteo”1, cioè all’antico battistero di S. Giovanni Battista a Firenze dove ricevettero il battesimo e il nome, così dovrebbe esserlo ciascun pasturese battezzato. Al “mio bel San Giovanni” di dantesca memoria2 corrispondono però nella chiesa di S. Eusebio ben tre (o forse quattro) battisteri che nel corso dei secoli sono stati deputati a tale funzione. Per i pasturesi di ieri e di oggi se ne ricostruiranno nelle note che seguono le principali vicende storiche e se ne seguiranno gli spostamenti all’interno del sacro edificio, basandosi sulle fonti documentali e, in mancanza di indagini archeologiche in loco, sui resti ‘muti’ giunti fino a noi.  

 

Il primo battistero

Il primo battistero pasturese risale verosimilmente alla seconda metà del Trecento, per la precisione tra il 1343, anno in cui la chiesa di S. Eusebio fu eretta a parrocchia staccandosi dalla matrice di Cremeno, e il 1355, anno in cui si conclusero i lavori di ristrutturazione del sacro tempio. Fino alla fine dell’XI secolo, infatti, i pasturesi ricevevano il battesimo a Primaluna, che era allora l’unica chiesa battesimale della Pieve, mentre dal XII al XIV secolo si recavano nella chiesa di Cremeno, una delle sette cappellanie curate staccatesi dalla plebana di Primaluna per formare altrettante parrocchie autonome. Non sappiamo di preciso dove fosse ubicato questo primo battistero, ma è ragionevole supporre che fosse posizionato nel medesimo punto in cui lo trovò nel 1569 il visitatore regionario, cioè vicino al campanile. Leggiamo, infatti, nella descrizione dell’allegata “Pianta della Giesa di S. Eusebio di Pasturo” rilevata a penna nera proprio in quell’anno: “Del Batisterio. Il Batisterio è apresso il Campanile segnato Batisterio”3. Possediamo anche una sua, sia pure telegrafica, descrizione contenuta in un documento non datato, ma ascrivibile alla seconda metà del Cinquecento. Al punto “N” leggiamo (traduco dal latino in italiano): “il battistero è staccato dal muro. Vi si accede attraverso un gradino. La vasca battesimale è di marmo. Sulla sommità del ciborio (= copertura del fonte battesimale4) è ricavato un armadietto per la conservazione degli oli sacri, i cui vasi sono secondo le prescrizioni”5. Un’altra descrizione si legge nei verbali visitali di S. Carlo Borromeo, datati agosto 1582: “Il battistero è in un angolo della navata centrale, vicino al campanile, con il fonte abbastanza grande ed il ciborio troppo stretto e indecente, non coperto da alcun panno”6. Per questo nei decreti si prescrive che “il battistero sia provvisto di un ciborio più grande e più adorno, così che il sacro fonte sia decorosamente coperto”7. Così, dunque, si presentava il battistero al tempo del Borromeo.


Il secondo battistero

Nel primo Seicento l’orientamento della chiesa fu modificato da est a sud con un notevole ampliamento della stessa iniziato nel 1596 e terminato nel 16138. Fu così che l’antica facciata principale fu inglobata in quella laterale destra e l’antica abside a pianta semicircolare risalente alla ricostruzione trecentesca divenne la prima cappella sinistra della nuova chiesa, dove fu per l’appunto collocato il secondo battistero pasturese che rimase in funzione fino al 1970. Nel 1615 Giuseppe Ponte da Nossa ne realizzò la cancellata in ferro battuto (oggi non più esistente, sostituita da una inferriata della prima metà dell’Ottocento)9. Nei decreti delle visite pastorali del 1614 e del 1625 si prescrive di affrescare la parete di fondo del battistero con una immagine del Battesimo di Gesù nel Giordano10: probabilmente l’affresco fu eseguito, visto che le visite pastorali successive tacciono e non tornano più sull’argomento. Negli anni ’60 del secolo scorso Giancarlo Vitali e Luigi Garoli realizzarono l’affresco della Resurrezione che fu coperto in occasione della posa di sei mosaici di Andrea Salvador (2003) raffiguranti la vita di Gesù: al centro è il Sacro Cuore, in alto l’Ultima cena, ai lati la Predicazione, l’Ascensione, il Battesimo e le Nozze di Cana11. Al centro della cappella fa ora bella mostra di sé il grande Crocifisso in legno di sorbo policromato originariamente posto al sommo dell’arcone e intagliato nel 1821 dal pasturese Calimero Cimpanelli12.


 Il terzo battistero


L’attuale battistero è ubicato dal 1970 nella cappella che si apre lungo il lato destra della navata, dedicata un tempo a S. Rocco ed ereditata da quella dei SS. Sebastiano e Rocco, fondata nel 152413. La vasca battesimale ottagonale in marmo nero di Varenna fu realizzata nel 174514. L’ancona in stucco (terzo quarto del Seicento) incornicia un grande mosaico del Battesimo di Gesù realizzato nel 1993/1994 da Tito Toneguzzo. Nella specchiatura della cimasa è invece, sempre a mosaico, il Sacro Volto15.

 

  




Curiosità

Il ‘primo’ battezzato di Pasturo

Il primo atto di battesimo giunto fino a noi risale al 1555, quando il 24 marzo l’allora parroco di Pasturo, prete Guglielmo Bugo, battezzò un certo Giovanni Domenico, figlio di Francesco (ignoriamo purtroppo il cognome) e di Angelina. Padrini furono Antonio De Dionigi, Antonio Batini e Antonio Prevedini; madrina l’ostetrica del paese, una tale Sandrina soprannominata “Nancheta”, come si legge negli atti successivi. Tutti di Pasturo.

Ecco la trascrizione dell’atto16.

“1555 24 martij ego Presbyter Gulielmus Bugus Curatus Pasturij baptizavi Johannem Dominicum Francisci [forse c’era scritto fq per f(ilius) q(uondam), poi cancellato (?)] et Angeline coniugum filium iuxta ordinem sancte Mediolanensis ecclesie quem levaverunt de sacro fonte Antonius Dionisius, Antonius Batinus, Antonius Prevedinus, [parole illeggibili] Sandrina omnes de Pasturio”.


Il Battesimo di S. Eusebio di Aloisio Reali

Sulla controfacciata della chiesa parrocchiale è appeso a sinistra un dipinto ad olio su tela firmato e datato nel 1645 da Aloisio Reali: raffigura il Battesimo di S. Eusebio, con l’apparizione dell’angelo nel momento in cui il futuro vescovo di Vercelli venne battezzato da papa Eusebio17. Le linee diagonali delle spade dei soldati e della parete scandita dagli archi, che rimandano a Morazzone e Domenico Passignano, amplificano la profondità dello spazio; raffinati sono i contrasti tra le tonalità chiarissime e scure e il rosso del manto papale. Tra i cinque cardinali che attorniano il pontefice si riconoscono i ritratti degli ultimi arcivescovi di Milano: Gaspare Visconti (primo da sinistra), Carlo Borromeo (secondo), Cesare Monti (quarto) e Federico Borromeo (quinto)18.

 

 

                                                         Marco Sampietro

 

 

 


Ringrazio Augusta Corbellini e Guido Scaramellini per le puntuali osservazioni e i preziosi consigli.


1 Dante, Paradiso, XV, 134.

2 Dante, Inferno, XIX, 17.

3 Archivio Storico Diocesano di Milano [d’ora in poi ASDMi], Sezione X, Visite pastorali, Pieve di Valsassina, vol. LX, q. 1; A. Orlandi, Memorie di Pasturo e Bajedo in Valsassina, Amministrazione Comunale di Pasturo, Pasturo 1995, p. 110.

4 C. Forte, 4000 parole messe in chiaro. Glossario per gli atti dell’Archivio Storico Diocesano di Milano, Milano 2000, p. 54.

5 ASDMi, Sezione X, Visite pastorali, Pieve di Valsassina, vol. LX, q. 6.

6 E. Cazzani, San Carlo in Valsassina. Visite pastorali, evoluzioni parrocchiali, memorie attuali, Milano 1984, p. 326.

7 Cazzani, San Carlo in Valsassina cit., p. 331.

8 Chiese della Valsassina. Guida storico-artistica, a cura di F. Oriani, Banca della Valsassina, Cremeno 2014, p. 95 (con bibliografia precedente).

9 Orlandi, Memorie di Pasturo e Bajedo cit., p. 111.

10 Archivio Prepositurale di Primaluna, Visita pastorale Federico Borromeo 1614, Cartella 31, sottoserie 1.6.1.1, fascicolo 3, pp. 19-20; Visita pastorale Federico Borromeo 1625, Cartella 31, sottoserie 1.6.1.1, fascicolo 4, p. 88.

11 Chiese della Valsassina cit., p. 99.

12 Archivio Parrocchiale di Pasturo [d’ora in avanti APPasturo], Libro mastro 1771-1824. Su mastro Cimpanelli cfr. M. Sampietro, Briciole di storia pasturese dagli archivi parrocchiali valsassinesi (VII parte) Pasturo: terra di intagliatori (e non solo): mastro Calimero Cimpanelli: chi era costui?, “Il Grinzone”, a. XXII, n. 85, dicembre 2023, pp. 22-24.

13 Chiese della Valsassina cit., p. 100.

14 APPasturo, Libro mastro, 1684-1770: il 19 aprile 1745: “speso nella concha osia vaso del acqua del batisterio e condota e vito per li omeni e buoi in tuto £ 94”. L’Orlandi riporta invece l’anno 1774: “Indecorosa la vasca del battistero; quindi rinnovata nel 1774 spendendo lire 180. Vi sta sopra un tempietto ligneo, semplice ma di aspetto gradevole” (Orlandi, Memorie di Pasturo e Bajedo cit., p. 116). Le studiose Elena Marchente e Tiziana Culturani riportano invece l’anno 1744: “nel 1744 venne inoltre rinnovata la vasca del battistero” (E. Marchente, T. Culturani, La chiesa parrocchiale di S. Eusebio a Pasturo, “Archivi di Lecco”, a. IX, n. 1, gennaio-marzo 1986, p. 100).

15Chiese della Valsassina cit., p. 101.

16 APPasturo, Battesimi 1555-1605. Il più antico registro dei battesimi della Pieve di Valsassina risale al 1553 ed è conservato presso l’Archivio Parrocchiale di Introbio.

17 Data e firma in basso a sinistra: “MDCXXXXV. / Aloyxivs Realis Florentinvs pingebat”; iscrizione lungo la base del dipinto: “[il S]ommo Pontefice battezza il fancivllo gli pone il proprio nome d’Evsebio servendogli di padrino in levarlo [dal] / [sac]ro fonte vn angelo dal cielo visibilmente apparso qvale con stvpore di tvtti fatto invisibile dispar[ve]”.

18 Chiese della Valsassina cit., p. 97.


IL GRINZONE n.93