BRICIOLE DI STORIA PASTURESE
dagli archivi parrocchiali valsassinesi (XII parte)
Al suono delle campane
Premessa
Le campane hanno sempre avuto una grande importanza negli usi popolari (e non solo): da indicatori del controllo della Chiesa sul tempo a strumenti di segnalazione profana. Le campane, infatti, non solo scompartivano il giorno secondo le ore della liturgia monastica (nel monastero benedettino erano le campane a indicare alla comunità i tempi della preghiera, del lavoro, dello studio e del riposo), segnavano le feste e accompagnavano con i loro rintocchi i momenti del dolore e del lutto, ma con i loro diversi suoni convocavano le adunanze dei capifamiglia, avvisavano di un pericolo imminente o annunciavano una vittoria. Se poi ancora per tutta l’età moderna e in parte in quella contemporanea le campane svolgevano un’importante funzione pubblica (non a caso, pur essendo collocate su campanili di chiese, erano curate a spese dell’amministrazione civile), negli ultimi due secoli esse hanno iniziato con il diventare elemento ricorrente di poesia nostalgica1 (chiaro segno di desuetudine), per ridursi poi a oggetto di indifferenza, per non dire di insofferenza, per il disturbo che arrecano a taluni. Ma le campane, come sono state giustamente definite, sono voce e anima di una comunità e sono da considerarsi pertanto come un patrimonio culturale irrinunciabile.
Attingendo a piene mani agli studi pasturesi di Andrea Orlandi2 e compulsando i documenti d’archivio3, tracceremo un breve profilo “biografico” delle campane che, scampate alla requisizione per motivi bellici durante la Seconda Guerra Mondiale4, hanno scandito nel corso dei secoli e continuano a scandire ancora oggi il tempo, il ritmo e le attività delle comunità di Pasturo e Baiedo. Procederemo, per quanto possibile, in ordine cronologico, dall’età medievale sino ai nostri giorni, indicando datazione, informazioni tecniche, immagini e iscrizioni (riportate in edizione diplomatica) delle campane raggruppate per campanile, e fornendo, laddove possibile, qualche informazione bibliografica sugli artisti che le hanno prodotte, vale dire i fonditori5.
Le campane di Pasturo e Baiedo
La campana del 1343 (oggi scomparsa)
La più antica attestazione documentaria di una campana a Pasturo e Baiedo risale al 1343 quando al consiglio di vicinanza delle due comunità, congregatosi a Baiedo il 10 gennaio di quell’anno per l’erezione a parrocchia della chiesa di S. Eusebio, precedette, com’era uso del resto, il segno di una campana, come accerta la pergamena ancora oggi conservata presso l’archivio parrocchiale di Pasturo6.
La più antica campana della Valsassina: la piccola campana della chiesa di S. Andrea al cimitero
Sul piccolo campanile della chiesa di S. Andrea al cimitero è issata una piccola campana (una “campanella” già citata a fine Cinquecento7) a forma di cono datata 1461, come risulta dall’iscrizione: “S. ANDREA DA BAIE’ MCCCCLXI”8. Allo stato attuale degli studi e delle ricerche, è la più antica campana di quante si sono oggi conservate in Valsassina.
Le campane della chiesa di S. Eusebio
Cinque sono le campane che svettano sul campanile della chiesa parrocchiale di S. Eusebio. I quattro bronzi in Re³ + Fa♯ risalgono al 1791, quand’era parroco don Giovanni Angelo Manzoni di Morterone9, e vennero fusi sul posto dal fonditore milanese Natale Mainoni10 che realizzò appositamente una fonderia nell’area antistante la chiesa.
Recita l’iscrizione: “Ex reditibvs Comvnitatvm et eccl(esiarum). / Pastvrii et Bajedi / popvlo qvoqve adjvvante. / - / Ioan(nes). Angelvs Manzoni / parochvs. / - / Anno Domini 1791. / - / Natalis Mainonvs / Mediolanensis / fecit”11.
Fu lasciata la campanella più vecchia in Fa# risalente al 1719, sulla quale si legge “Anno Domini 1719 / Ambrosius Mainonus / fecit”12. Il nuovo concerto fu inaugurato il giorno di S. Ambrogio del 1791. Per l’occasione fu composta da don Gerolamo Marchioni di Pasturo anche una Bosinata, in dialetto13. Nel 1569 sul campanile c’erano “due campane”14 e nel 1614 venne “gittata” la campana grossa da due campanari francesi del Ducato di Lorena15.
Le campane della chiesa della Madonna della Cintura
Tre sono le campane issate sul campanile della chiesa della Madonna della Cintura. Esse sono in La³ e furono fuse nel 1855 dalla ditta Fratelli Barigozzi di Milano16, come risulta dall’iscrizione incisa sulla campana maggiore: “Fratelli Barigozzi fusero in Milano 1855”. La seconda reca l'invocazione: “Sancte Carole intercede pro nobis”17. A fine Cinquecento si parla di una sola "campana"18, nel 1608 di una campanella19, mentre nel 1631 si parla di tre campane20.
Le campane della chiesa di S. Pietro Martire a Baiedo
Quattro sono i bronzi. Tre campane in La³ + Si⁴ furono fuse nel 1891 da Giorgio Pruneri di Grosio21, come risulta dall’iscrizione: “La Comunità Baiedo / ed il sacerdote D. Luigi Ticozzi / 1891”22. Nel 1608 è documentata una campanella che venne rifusa nel 1616 al costo di lire 10023. Una quarta campana, non censita nel 1941 e tuttora issata sul campanile, “con i nomi dei SS. Calimero, Pietro ed Eusebio”24 fu realizzata nel 1667 dal fonditore bellagino Giovanni Maria Ballabeni25 e riporta l’iscrizione: “champana della chiesa di bajedo / 1667 / Io(hannis). Mariæ Balabeni / opvs”26. Una sola "campana" è citata a fine Cinquecento
La campana della chiesetta del S. Cuore di Gesù ai Grassi Lunghi
Ai Grassi Lunghi sorge una chiesetta dedicata al Sacro Cuore ed edificata nel 1925, come risulta dalla lapide all’ingresso: “Merlo Antonio fv Ponziano / dedicò al sacro cvore / qvesta cappella / donandola alla fabbriceria di Pastvro / 8 · ix · 1926”28. Dal campaniletto pende un unico bronzo29.
La campana della cappelletta di S. Maria Regina della Pace in Cornisella
In Cornisella, all’incrocio del vecchio sentiero e della strada che dal paese salgono all’Alpe Cova, si trova la cappelletta di S. Maria Regina della Pace in Cornisella, fatta costruire, su progetto dell’arch. Delino Manzoni, dai reduci della Seconda Guerra Mondiale come sacrario a ricordo degli alpini e degli altri caduti in guerra. Dal campaniletto a vela pende un’unica campana con elementi decorativi e vasi30.
La campana della chiesa di S. Calimero in Prabello
Già esistente nel 1343, fu sempre priva di campane, essendo senza campanile. All’interno però un castello metallico regge una campana in bronzo del 1762 con l’iscrizione: “GLORIA PATRI ET FIGLIO (sic) 1762”31.
Marco Sampietro
Le fotografie sono di mio nipote Matteo Rusconi, che ringrazio.
1 Si possono citare, a titolo di esempio, le campane nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni (capp. VIII, XVII e XXI) e nel componimento dialettale Magg in valada di Uberto Pozzoli (1901-1930) in cui il poeta lecchese invita chi vuole inciuchéss de puesia a salire a San Giovanni di Lecco a la matina prest, quand i campann / sònet toeucc insemm l’Ave Maria. La presenza delle campane e del loro suono visto sotto aspetti molto diversi è figura comune anche nella poesia di Antonia Pozzi (1912-1938): in Esempi si parla dei tocchi delle campane vi affiorano / come bianche ninfee di suono; in Distacco dalle montagne il canto delle campane le fa tornare alla mente bei ricordi di vita paesana (probabilmente pensava ai rintocchi delle varie chiese della Valsassina, che ancor oggi, specialmente nella stagione “morta”, si odono distintamente); in Notte e alba sulla montagna leggiamo che Già escono dai campanili le voci delle nuove campane. Un’introduzione etnografica alle campane in F. Motta, Campane e campanari in Brianza, Quaderni di etnografia 2, Dolzago 2005.
2 A. Orlandi, Iscrizioni e dediche valsassinesi raccolte e annotate, ms. in Archivio dei Musei Civici di Lecco, b. “Manoscritti originali di Andrea Orlandi - Valsassina”; Id., Le famiglie della Valsassina. Repertorio con brevissime illustrazioni, La Grafica, Lecco 1932; Id., Campane in Valsàssina, La Grafica, Lecco 1943; Id. Memorie di Pasturo e Bajedo in Valsassina, Amministrazione Comunale di Pasturo, Pasturo 1995.
3 Sono stati consultati i seguenti archivi: Archivio Parrocchiale di Pasturo (APPasturo); Archivio Comunale di Pasturo (ACPasturo); Archivio Comunale di Baiedo (ACBaiedo); Archivio Storico Diocesano di Milano (ASDMi); Archivio di Stato di Milano (ASMi); APPrimaluna (Archivio Prepositurale di Primaluna).
4 ACPas, 2.VII.33.6.1 Censimento delle campane degli edifici di culto 1941.
5 Non esistono studi sistematici in tema di campane e si dispone per lo più di contributi occasionali, spesso pubblicati in contesti molti locali.
6 A. Orlandi, Memorie di Pasturo e Bajedo in Valsassina, Amministrazione Comunale di Pasturo, Pasturo 1995, p. 216. La più antica pergamena dell’archivio parrocchiale di Pasturo è una compra-vendita privata del 19 luglio 1337 (M. Sampietro, La più antica pergamena dell’archivio parrocchiale di Pasturo (Baiedo, 19 luglio 1337). Note prosopografiche e toponomastiche, “Archivi di Lecco e della Provincia”, a. XLIII, n. 2, dicembre 2020, pp. 43-53).
7 ASDMi, Sezione X, Pieve Valsassina, vol. 60, q. 3.
8 ACPasturo, 2,VII.33.6.1. Censimento delle campane degli edifici di culto 1941; Orlandi, Iscrizioni cit., p. 4; Orlandi, Le campane cit., p. 6; C.A. Crippa, Uomini e paesi della verde Valsassina, Lecco 1978, p. 123; E. Cazzani, San Carlo in Valsassina. Visite pastorali, evoluzioni pastorali, memorie attuali, Milano 1984, p. 322; Orlandi, Memorie cit., p. 216; Chiese della Valsassina. Guida storico-artistica, a cura di F. Oriani, Banca della Valsassina, Cremeno 2014, p. 117.
9 Orlandi, Memorie cit., pp. 100-101.
10 Oltre alle campane di Pasturo, il Mainoni fuse anche nel 1764 le tre campane della chiesa della Natività della Beata Vergine Maria in Maggio di Cremeno (cfr. Chiese della Valsassina cit., p. 15).
11 Orlandi, Iscrizioni cit., p. 53; Orlandi, Memorie cit., p. 223.
12 ASMi, Culto pa 603, fasc. Baiedo; ASMi, Culto pa 1237, fasc. Campane 1781-1791; ASMi, Culto pa 1237, fasc. Casa parrocchiale 1771-1785; APPas, Sez. 2, 4 Le campane; ACPas, 2.VII.33.6.1 Censimento delle campane degli edifici di culto 1941; Orlandi, Iscrizioni cit., p. 53; Orlandi, Le famiglie della Valsassina cit., pp. 168-169; Orlandi, Le campane cit.; Crippa, Uomini e paesi cit., p. 124; G. Selva, Un concerto di cinque campane fuse sul posto, “Il Resegone”, 21.12.1979, p. 35; Orlandi, Memorie cit., pp. 220-227; Chiese della Valsassina cit., pp. 102-103.
13 Orlandi, Le campane cit., pp. 7-9; Orlandi, Memorie cit., pp. 225-227.
14 ASDMi, Sezione X, Pieve Valsassina, vol. 60, q. 2: “Il Campanile è in Frontispicio, dell’Altare Maggiore, fatto à Torre, con due campane”; Orlandi, Memorie cit., p. 109.
15 Orlandi, Le campane cit., p. 5; Orlandi, Memorie cit., pp. 217-218. Forse si tratta della bottega lorenese dei Priquay (cfr. M. Sampietro, Mastro Giovanni Priquay: un fonditore lorenese di campane a Taceno nel 1634, “Archivi di Lecco e della Provincia”, a. XLV, n. 1, giugno 2022, pp. 93-96) o, più probabilmente, di quella dei Bonavilla. Sui campanari lorenesi cfr. G. Scaramellini, Fonditori lorenesi in Valtellina e Valchiavenna, “Bollettino della Società Storica Valtellinese”, 42, 1989, pp. 87-98; Id., Le campane francesi di Albosaggia, “Alpes Agia”, 2 (marzo-aprile 1994), pp. 46-47; Id., Ancora sui fonditori lorenesi di campane in Valtellina e Valchiavenna, “Bollettino della Società Storica Valtellinese”, 51, 1998, pp. 135-140; Id., La campana francese di Teregua, in La chiesa della Santissima Trinità di Teregua in Valfurva. Storia, arte, devozione, restauro, Sondrio 2011, pp. 121-127; Id., Fonditori lorenesi in Valtellina e Valchiavenna, http://campanevaltellina.it/fonditori/lorenesi.php.
16 Sulla fonderia Barigozzi cfr. G.L. Barigozzi, M. Nicolini, La fonderia Fratelli Barigozzi. Cent’anni di memoria fotografica a Milano, Milano 2006; S. Margnelli, La fonderia Barigozzi di Milano, in S. Margnelli, P. Bordoni, Le campane della Pieve di Edolo, Museum Sacrae Artis Iduli, Associazione Italiana di Campanologia, Edolo 2017, pp. 51-55.
17 Orlandi, Memorie cit., pp. 216-217.
18 ASDMi, Sezione X, Pieve Valsassina, vol. 60, q. 3.
19 Orlandi, Memorie cit., p. 216. Cfr. inoltre APPrimaluna, Decreti di Visita Pastorale Card. Fed. Borromeo 1614, f. 32r.
20 Orlandi, Memorie cit., p. 216.
21 Sui fonditori Pruneri cfr. G. Antonioli, La fonderia di campane Giorgio Pruneri di Grosio, “Archivio storico della diocesi di Como”, 15, 2004, pp. 223-274. Su altre campane Pruneri in Valsassina cfr. Chiese della Valsassina cit., pp. 119, 170, 181, 186, 1097, 199, 204, 205, 214, 237, 270, 274, 282, 289, 317, 319, 334.
22 ACBaiedo, 1.VII.18.78 Concorso per acquisti di tre campane 1891; ACPasturo, 2.VII.33.6.1 Censimento delle campane degli edifici di culto 1941; APPasturo, Sez. 2,3 Chiesa di S. Pietro Martire; APPasturo, Liber cronicus 1902-1935; Orlandi, Iscrizioni cit., p. 4; Orlandi, Memorie cit., p. 216; Chiese della Valsassina cit., p. 119.
23 Orlandi, Memorie cit., p. 216.
24 Orlandi, Memorie cit., p. 216. In realtà si riesce oggi a leggere solo il nome di “S. Andrea”.
25 Sul fonditore Ballabeni cfr. P. Bordoni, R. Dell’Era, S. Margnelli, Le campane della Bregaglia, “Quaderni grigionitaliani”, 92, 3, 2023, pp. 3-64, in particolare pp. 7, 36-38, 55, 57.
26 Orlandi, Iscrizioni cit., p. 4; Orlandi, Memorie cit., p. 216.
27 ASDMi, Sezione X, Pieve Valsassina, vol. 60, q. 3.
28 Chiese della Valsassina cit., pp. 121-122.
29 ACPasturo, 2.VII.33.6.1 Censimento delle campane degli edifici di culto 1941.
30 Chiese della Valsassina cit., pp. 123-124.
31 Chiese della Valsassina cit., pp. 125-126.