Profezie bianche


 

"Dulce bellum inexpertis" scrive il grande umanista Erasmo da Rotterdam, frase che si potrebbe tradurre un po' liberamente così: chi ama la guerra non l'ha mai vista in faccia.

In questo spazio, si è parlato a più riprese di guerra e, attraverso la testimonianza di alcuni scrittori, se ne è denunciata la ferocia, la stupidità e la criminalità. Oggi l'argomento è ritornato di grande attualità e, nelle parole di Papa Francesco, stiamo assistendo alla terza guerra mondiale "a pezzi".

Viene quindi da chiedersi se la guerra non faccia parte del DNA dell'uomo, se andare oltre la spada del dio Marte sia il pio desiderio di anime belle o se invece sia possibile riscoprire la pace, come imperativo morale e politico.

Aiuta in questa ultima direzione il libro, fresco di stampa, "Profezie bianche", (titolo davvero indovinato), una antologia di diversi autori, in un certo modo classici, intellettuali, filosofi, politici, poeti, scrittori e scrittrici di epoche diverse, con una preziosa introduzione di Nicola Lagioia. L'antologia, pur nella varietà degli approcci, ha una sua coerenza interna, e si avverte l'intento dei curatori di far dialogare la prima voce con l'ultima, in una costruzione circolare del discorso. Gli argomenti trattati sono suddivisi in otto macro-temi, ognuno affidato a due voci, anche per un proficuo confronto di opinioni, e vanno dalla testimonianza diretta, al deciso no alla guerra, alla prevenzione dei conflitti, al pacifismo femminista, all'anticolonialismo, alla costruzione di nuove forme di convivenza pacifica.

Un piccolo appunto: nella silloge avrebbe trovato un meritato posto la prima parte dell'enciclica "Pacem in terris" di Giovanni XXIII.

 

                                                                                         Carlo Amanti



Indicazioni bibliografiche:
Profezie bianche, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 2025.




IL GRINZONE n.90

 

 

 

 

 

"Dulce bellum inexpertis" scrive il grande umanista Erasmo da Rotterdam, frase che si potrebbe tradurre un po' liberamente così: chi ama la guerra non l'ha mai vista in faccia.

In questo spazio, si è parlato a più riprese di guerra e, attraverso la testimonianza di alcuni scrittori, se ne è denunciata la ferocia, la stupidità e la criminalità. Oggi l'argomento è ritornato di grande attualità e, nelle parole di Papa Francesco, stiamo assistendo alla terza guerra mondiale "a pezzi".

Viene quindi da chiedersi se la guerra non faccia parte del DNA dell'uomo, se andare oltre la spada del dio Marte sia il pio desiderio di anime belle o se invece sia possibile riscoprire la pace, come imperativo morale e politico.

Aiuta in questa ultima direzione il libro, fresco di stampa, "Profezie bianche", (titolo davvero indovinato), una antologia di diversi autori, in un certo modo classici, intellettuali, filosofi, politici, poeti, scrittori e scrittrici di epoche diverse, con una preziosa introduzione di Nicola Lagioia. L'antologia, pur nella varietà degli approcci, ha una sua coerenza interna, e si avverte l'intento dei curatori di far dialogare la prima voce con l'ultima, in una costruzione circolare del discorso. Gli argomenti trattati sono suddivisi in otto macro-temi, ognuno affidato a due voci, anche per un proficuo confronto di opinioni, e vanno dalla testimonianza diretta, al deciso no alla guerra, alla prevenzione dei conflitti, al pacifismo femminista, all'anticolonialismo, alla costruzione di nuove forme di convivenza pacifica.

Un piccolo appunto: nella silloge avrebbe trovato un meritato posto la prima parte dell'enciclica "Pacem in terris" di Giovanni XXIII.

 

Indicazioni bibliografiche:

Profezie bianche, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 2025, € 18.00.