IL RITORNO DI UN GRANDE CARNIVORO

 

Il lupo ha da sempre ricevuto, in positivo e negativo, una formidabile attenzione da parte dell’uomo. Districarsi nella infinita diversità di valori, atteggiamenti e comportamenti nei confronti del lupo non è facile ed ogni posizione meriterebbe un esame approfondito.

Il nostro territorio è testimone, in tempi recenti, del progredire della ricolonizzazione del lupo sulle Alpi lombarde, anche grazie all’aumento della popolazione selvatica target di predazione (la preda di elezione sono gli ungulati selvatici, fra i quali annoveriamo cinghiale, capriolo, cervo, camoscio, stambecco).

Da un lato la conservazione del lupo ha forti motivazioni di carattere ecologico (il predatore svolge un ruolo importante nella limitazione delle sue prede e di tutto l’ecosistema), di conservazione della biodiversità (l’effetto diretto più immediato ed evidente riguarda le specie predate in quanto il lupo, all’apice della catena alimentare, svolge un ruolo di contenimento delle popolazioni di ungulati erbivori ma c’è anche l’effetto indiretto di incidere sul modo in cui questi si spostano e occupano il territorio lasciando spazio per le altre specie, piante comprese, e questo ha aumentato la ricchezza e la complessità dell’ecosistema), etico (come ogni specie vivente ha diritto di esistere nelle condizioni a lui naturali), culturale (il lupo è presente in maniera massiccia nella storia italiana e la sua traccia è visibile nell’enorme numero di riferimenti storici, culturali, geografici, ecc.). Questo insieme di motivazioni determina di fatto la normativa europea e nazionale che sancisce la protezione del lupo come specie di interesse per tutta la comunità.


Dall’altro lato il ritorno di un grande carnivoro, predatore in un territorio in cui era assente da tempo, porta inevitabilmente turbamento e disagio in taluni ambiti in particolar modo in quello della zootecnia di montagna basata sul pascolamento degli animali per lunghi periodi di tempo. Con la presenza del lupo diviene necessario, per l’allevatore, combinare più sistemi di prevenzione per la protezione delle greggi (recinzioni elettrificate, cani da guardiania, presenza costante del pastore), comportando una modifica delle modalità di gestione degli animali rispetto a una problematica “nuova” per questo territorio.

Deve quindi maturare la consapevolezza che, con il ritorno del lupo, il nostro territorio deve prepararsi ad affrontare una nuova sfida a fronte di un mutato equilibrio. È altresì importante che gli allevatori non siano lasciati soli dalle Istituzioni.                                                                               

                                                                                                                                                                                                                                                                         D.L.


 

 Amarcord: già 25 anni fa si parlava del lupo a Pasturo 

 

Era il mese di Luglio del 1999, quindi oltre venticinque anni or sono, quando a Pasturo, in Valsassina, un’affollata assemblea ed una mostra del WWF di Lecco portarono alla ribalta un esemplare da tempo assente dai nostri monti: il lupo. 

Il salone del Cinema Teatro “Bruno Colombo” di Pasturo era gremito di pubblico per la serata promossa dalla Sezione Lario Orientale WWF di Lecco sul possibile ritorno del leggendario predatore sulle montagne lecchesi. Venne presentato il filmato di quaranta minuti girato in Italia, in località dell’Appennino dove il lupo era ben presente in branchi. Per quanto riguarda le Alpi lombarde, la catena montana del territorio lecchese non segnalava la presenza di lupi che pure erano stati visti in Val d’Ossola, nell’Alto Verbano, lungo l’arco alpino piemontese che confina con le montagne di Lombardia. Il lupo, venne detto, può camminare 40 chilometri al giorno; il percorso diventa inferiore se si muove con il branco. Venne ampiamente citato il noto storico valsassinese Giuseppe Arrigoni, che nel 1858 aveva scritto: “Da otto anni sono scomparsi totalmente i lupi, che nella mia gioventù venivano nell’inverno a trovarci nei paesi e fino nelle case”.

Una mostra venne inaugurata dal WWF presso le scuole elementari di Via IV Novembre, in Pasturo, e rimase aperta sino all’8 Agosto. Il lupo venne indicato come meno selvaggio ed affamato rispetto a cento anni prima, in quanto l’urbanizzazione estesa nel territorio anche ad alte quote concede la possibilità di riserve alimentari. Venne indicato come un animale divenuto molto timido dell’uomo e, quindi, meno selvaggio ed aggressivo del predatore dei tempi trascorsi. Il lupo in compagnia delle aquile era chiamato a rappresentare gli animali feroci nel futuro del nostro territorio. Era previsto il suo ritorno entro tre anni, con vantaggi dell’ecosistema alpino. Il commento della stampa era: “La mostra di Pasturo, con pannelli e documentazioni varie, intende far conoscere ai visitatori tutti i segreti del lupo, in modo che sia proprio il benvenuto”.

C’è, però, da aggiungere che è sicuramente diverso trovare un lupo solitario nel bosco ed invece vederne ben sette spuntare da una fitta boscaglia durante una passeggiata nel verde. Quindi, sempre attenti al lupo!

 

                                                                                                        Aloisio Bonfanti 


IL GRINZONE n.92