Sonno e risveglio sulla terra

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Gli occhi di Antonia Pozzi si spalancano e dal suo sguardo affascinato nascono sensazioni e sentimenti non solo suoi ma anche degli altri protagonisti del testo: animati, come i puledri e i cani; e inanimati, come i prati, i larici, il sole, la ginestra, la terra, i rovi, la forra, il vento, la brughiera. Un universo di fiaba e di colori si dipana intorno all’autrice e afferra il suo cuore. Occhi e cuore si muovono all’unisono: gli occhi vedono, il cuore vibra, la poesia si compone.

La capacità dell’adolescente che dopo aver contemplato la natura sapeva esprimerla nei suoi disegni di mele rosse e gialle, di rami di quercia, di pigne mature, di ciliegie color rosso scuro, di ricci di castagno, diventa qui padronanza e cura della parola, rappresentazione viva di ciò che dall’esterno è penetrato nello spirito.

Ed ecco il verde dei prati e dei larici, la luce del sole meridiano tra i larici, il giallo oro della ginestra, il bianco e il nero dei cani, i colori dei rovi, il rosso della brughiera.

E c’è la terra, ma quale terra? Non solo quella verdeggiante di prati, ma la terra come luogo di vita, per cui «sparire alla terra» può voler dire per Antonia diventare «fondo nodo / di una radice» che, nei «lunghi istanti» di nascondimento, di silenzio e di sonno, si nutre del paesaggio contemplato, cogliendolo in tutta la sua bellezza e in tutta la sua forza. I «cani […] grandi e giovani», «lentissimi» per la stanchezza delle corse, a snidare e forse inseguire la preda, non hanno più nulla del loro ardore, del loro furore. Sfibrati come sono, l’accoglienza di Antonia, le sue carezze, suscitano nei loro «occhi castani» un tratto di umanità: sono diventati mansueti, umili; non solo: il crepuscolo, con la sua luce incerta, toglie loro la materialità del corpo, li rende quasi trasparenti, quasi aerei.

Forse è tutto questo splendore che spinge la poetessa a nascondersi, a «sparire alla terra»; la sua voglia di vita si fa gracile quasi come quella dei cani che sono divenuti «lentissimi»

Ma mentre i cani, la cui voglia di vita si è sfogata nella furia della caccia e ora si godono il riposo e le carezze, la «voglia» [...] della vita» di Antonia è aspra e al tempo stesso gracile, fragile come quella di un «giglio / improvviso sul bordo di una forra», che rischia di essere strappato dal vento e di precipitare da un momento all’altro nella forra. Così il giglio di cui Antonia, magistralmente, non dice il colore, definisce invece la sua vita, in un rapido autoritratto che potrebbe apparire senza speranza se non ci fosse quell’attributo «fresca» e quel predicato «ti solleva» che fanno pensare che la speranza non è ancora morta anche se il «giglio improvviso» sorge «sul bordo di una forra».

 

                                                                                                      Suor Onorina Dino

 

 

 

IL GRINZONE n.92