BRICIOLE DI STORIA PASTURESE
dagli archivi parrocchiali valsassinesi (VIII parte)
Biblioteche e cultura ecclesiastica tra Cinque e Seicento in Valsassina
Una biblioteca, si sa, racconta molte storie. Tra le molte storie che racconta c’è anche quella di sé stessa e di chi l’ha costituita nel tempo di una vita o di molte vite.
In quella in cui stiamo per entrare, però, gli scaffali sono in gran parte vuoti perché i libri che la componevano sono quasi completamente scomparsi.
Mi riferisco alla biblioteca o, meglio, alle biblioteche di alcuni parroci della Valsassina vissuti tra il Cinque e il Seicento. Anche se le loro biblioteche sono andate disperse, distrutte1, è oggi possibile ricostruirle, sia pure virtualmente, attraverso le “liste de’ libri” allegate in genere allo status personalis, una sorta di curriculum vitae che ogni parroco, dopo il Concilio di Trento (1543-1564), era tenuto a presentare ioccasione delle visite pastorali. Oltre ai dati anagrafici e a notizie su formazione, carriera ecclesiastica2, reddito, capacità nell’esercitare il ministero, il curato doveva fornire un elenco dei libri posseduti (manoscritti o a stampa), attraverso il quale il vescovo poteva così verificare la formazione del clero in cura d’anime nella sua diocesi e accertare che non vi fossero libri cosiddetti proibiti.
Il patrimonio librario che emerge da questi elenchi in parte già editi3 apre una finestra sulla cultura ecclesiastica di quei due secoli, denotando non solo una solida preparazione teologica e dottrinale (dovuta all’istituzione dei primi seminari al tempo di Carlo Borromeo)4, ma anche, in alcuni casi, una vasta nonché approfondita cultura umanistica, filosofica, storica e spesso anche giuridica dei parroci valsassinesi.
In questa puntata ci addentreremo nella biblioteca di un parroco di Pasturo vissuto tra il Cinque e il Seicento: prete Angelo Rognoni.
La “lista de libri” di prete Angelo Rognoni,
parroco di Pasturo dal 1575 al 1625

Prima di passare in rassegna la sua biblioteca (andata purtroppo completamente dispersa), tracceremo un suo breve profilo biografico che, assieme alla “lista de’ libri”, ci permette, tra l’altro, di ricostruire il grado di preparazione, il tipo di formazione intellettuale, l’orizzonte delle letture e il livello di cultura del parroco. Lo facciamo prendendo le mosse dal suo status personalis datato 2 agosto 1579 e allegato nel complesso miscellaneo delle visite pastorali5.
Prete Rognoni era oriundo di Vimogno dove era nato intorno al 1551: non sappiamo di preciso l’anno perché non si sono conservati i registri di battesimo di quegli anni6, ma lo possiamo comunque affermare con un buon margine di sicurezza dal momento che nel 1579 dichiarava di avere 28 anni. Suo padre si chiamava Ambrogio e apparteneva ad una ricca e potente famiglia vimognese7; sua madre era Caterina Arrigoni. Aveva due fratelli, tutti e due sposati: il maggiore, di nome Alberto, abitava a Ravenna; il più piccolo, chiamato Giovanni, risiedeva a Venezia. Aveva anche due sorelle più grandi di lui: Maddalena, già maritata, e Margherita, ancora nubile, che però non avevano bisogno del suo aiuto. Aveva un patrimonio comune con i fratelli a Vimogno che ammontava a 300 scudi. Non aveva debiti e neppure una fedina penale sporca. Viveva nella casa parrocchiale da solo, senza servitù; non aveva chierici, ma lo aiutavano nel servizio liturgico dei ragazzi, suoi allievi, e un custode laico della chiesa.
Aveva la chierica (tonsura)8 e si vestiva in modo decente, come conveniva ad un parroco, con l’abito clericale e il cappuccio (capucio)9.Non era molto alto e non aveva nessuna deformità fisica ma, a quanto pare, si affaticava troppo. Aveva studiato in Seminario a Milano grammatica, retorica, logica e i casi di coscienza. Era molto pratico dei misteri della messa, conosceva per filo e per segno le cerimonie di rito ambrosiano e aveva appreso le cerimonie del coro negli uffici solenni. Insegnava la dottrina cristiana nei giorni festivi. Recitava le ore canoniche da solo e celebrava messa ogni giorno nella sua chiesa. Era stato promosso al primo grado del clericato, cioè alla tonsura, il 4 giugno 1569, all’età di 18 anni, dal cardinale Carlo Borromeo, percorrendo poi tutti i gradini preliminari (ostiariato, 10 marzo 1571; lettorato, 22 dicembre 1571; accolitato ed esorcistato, 20 dicembre 1572; subdiaconato, 16 maggio 1573; diaconato, 18 dicembre 1573) del sacerdozio (presbiterato) che avvenne il 19 marzo 1575. Canonico nella collegiata di S. Stefano a Vimercate e notaio apostolico, fu eletto parroco di Pasturo e Baiedo il 13 maggio 1575. Fu il primo ad assumere il titolo di “curato”: i suoi predecessori erano detti semplicemente “benefitialis et rector”. Morì a Pasturo il 6 novembre 162510.
Veniamo ora alla sua biblioteca che possiamo ricostruire sia attraverso il suo status personalis sia attraverso ben tre inventari di libri, i primi due redatti dopo il 1572 e il terzo datato 3 gennaio 160211.

Dal suo status personalis datato 1579 veniamo a sapere che, tra i libri richiesti dai Concili (ex libris requisitis), non possedeva le Instructiones fabricae e la Summa Antonina: i due testi, in effetti, mancano nel primo inventario, mentre figurano in quello del 1602. Tra i libri spirituali (ex libris spiritualibus), si legge sempre nel suo status personalis, prete Rognoni si serviva soprattutto di “padre Granata” (utitur plurimum patre Granata), cioè di Fra Luis de Granada, teologo spagnolo e grande predicatore domenicano del Cinquecento (1504-1588), autore di numerose e molto apprezzate opere spirituali. Compulsando i tre inventari di libri, si può ricostruire virtualmente la biblioteca di prete Rognoni, che era composta da una settantina di volumi che possiamo raggruppare così: le sacre scritture, come Bibbia e Vangelo; pubblicazioni di normativa ecclesiastica promosse dall’autorità episcopale, come i decreti sia del concilio tridentino sia dei concili provinciali e dei sinodi diocesani; libri liturgici, come messali, breviari, salteri; libri d’uso per i curati, come summae, cioè manuali di confessione o confessionari, catechismi, omeliari, sermonari; “libri di humanità”, cioè opere sia letterarie sia filosofiche degli scrittori greci e latini (Cicerone, Virgilio, Terenzio, Boezio). Da segnalare, tra i libri di prete Rognoni, è anche un’opera controversista, il fortunato Enchiridion Locorum Communium adversus Lutherum di Giovanni Eck (Egg, Svevia, 1486, † Ingolstadt 1543), teologo tedesco cattolico tra i principali agenti della chiesa cattolica romana contro il luteranesimo12. L’Enchiridion fu il suo scritto più celebre nel quale confutò i Loci Communes di Melantone13. Allo stato degli studi e delle ricerche, si tratta dell’unica opera antiluterana documentata in Valsassina che, a differenza della vicina Valtellina e Valchiavenna, non sembra essere stata storicamente interessata dalla conflittualità tra cattolici e riformati.
Appendice documentaria
Trascriviamo qui di seguito i tre inventari di libri della parrocchia di Pasturo: i primi due sono della fine del Cinquecento, il secondo è datato 160214.
Inventario 1 e 2
[f. 1] [1] Catechismo, cioè instruttione secu(n)d(o), [2] il decreto tridentino / [3] Concilio tridentino universal et general / [4] Constitucione et decretj cu(m)postj in la provincial Synodo de M(i)l(an)o / [5] Decretj cu(m)postj et p(ro)mulgatj in la Synodo diocesana prima M(i)l(an)o 1568 adi 4 Agosto / [6] Decretj cu(m)postj et p(ro)nunciatj in la Synodo diocesana de M(i)l(an)o 1572 / [7] Pharetra del divin amor contine(n)te in se doc(umen)ti et regole utile ch(i) desidera far vita sp(iritua)le / [8] Boetio de consolatione et disciplina de li Scolari / [9-10] Officioli dui l’altro ambr(osian)o et l’altro romano / [12] uno V(er)gilio cu(m) li comentj / [13] le pistole familiar de Ciceron cu(m) li come(n)tj / [14] Ant(oni)o Mancinel / le op(er)e de Mancinel lib(ro) uno / [15] Sermonario funebre et nuptial latin et vulgar lib(ro) uno / [16] Terentio uno cu(m) el comento / [17] Fulgentio ep(iscop)o cartagine(n)se sop(ra) le fabule / [18] Calepino.
[f. 2r] Pasturio. P(ieve) di Valsasina.
Lista de libri ch(e) se ritroven ap(res)so di me infrascr(it)to curato di Pasturio di Valls(a)s(in)a diocesi de M(i)l(an)o
p(rim)a [19-20-21] Brevarij 3 Ambr(osia)ni / [22] Dionixio Cartusiensi sop(ra) li 4 eua(n)geliste / [23] Theophylacto sop(ra) li 4 eua(n)geliste / [24] Jac(ob)o de Voragine / [25] Dionixio Cartusianj in 7 epistole canonice zoue [cioè] / de s(anct)o Jac(ob)o una / de s(anct)o Petro due / de s(anct)o Gio tre / de Giuda una / Anchora sop(ra) li attj de li apostoli: / sop(ra) l’Apocalypse / et sopra li himnj ecclesiasticj / [26] la biblia / [27] il testame(n)to nouo in forma picola: historiato / [28] Enchiridion locor(um) communiu(m) Joannis Eckij adversus luteranos / [29] il decreto de iure constitucionis naturae et humanae / [30] Summa Angelica / [31] Hadriano Florentio traiecte(n)si pont(ifi)ce max(im)o in el 4 de le se(n)te(n)tiae / [32] il tractato del r(everendissi)mo Ant(oni)o Archiep(iscop)o florentino sop(ra) li dui desepulj andantj in Emaus / [34] Pastorialia diuj Gregorij Papae / [35] Libro de le litanie: secu(n)do l’or(di)ne ambr(osian)o / [36] Lib(ro) di batezatj et matrimonj / [f. 2v] [37] uno psalterio moderno / [38-39] duj sacramentarij uno de carta et l’altro moderno / [40-41-42] tri mesalj dui de palper15 et l’altro de carta / [43] uno lib(ro) de carta di canto fermo.
(ASDMi, Visite Pastorali, sez. X, Pieve Valsassina, vol. VII, q. 4)
Inventario 3
[f. 1r ] De ord(in)e del molto r(everen)do sig(no)r vic(ari)o for(ane)o alli 13 gen(ar)o 1602 dato che tutti li R(everen)di Curati del suo vic(aria)to dianno nota delle infr(ascritt)e cose, videlicet.
Jo P(rete) Angelo Rogno(n) Cur(a)to di Pasturio do nota delle cose de questa Cura di Pasturio già anni 27 sta in detta cura.
Prima esso Curato ha q(ues)ti libri, videlicet [cioè] / [1] la Sum(m)a de s(anc)to Thomaso 2a , 2e et 3a pars / [2] concordia evangelistar(um) Jansenij / [3] Paulus de Palacio supra s(anctum) Math(eum) / [4] Andolfus de Vita Xristi [5] Calepinus / [6] Durandus de diuinis officijs / [7] Biblia Catt(oli)ca romana ad parochos / [8] Sum(m)a Siluestri, [9] Sum(m)a Gaietana / [10] Nauara. [11] Sotus de iustitia et iure / [12] Conc(ilium) trid(entinu)m, [13] Conc(ili)a Prou(inciali)a, [14] Conc(ili)a diecesana / [15] Sum(m)a v(ir)tutu(m) et vitior(um), [16] Sum(m)a Aniani / [17] Compendiu(m) theologiae, [18] Comp(endium) concilior(um) / [19] S(er)mones Aluygij Granatensis / [20] Instructio fabricae ecclesiae, [21] Instruct(i)o missae / [22] Jo(hann)es Gersu(s) rosariu(m) [23] Med(itation)es Granatae / [24] S(er)mones Voraginis / [25] Legendarium Jacobi Vorag(ini)s de s(anct)is / [26] Sum(m)a Biblie, [27] Dion(isiu)s de 4 noviss(imis) / [28] Med(itation)es s(anct)i Bonaventurae / [29] Discursus p(rae)dicabiles alijq(ue) p(er)multi sp(iritua)les.
(ASDMi, Visite Pastorali, sez. X, Pieve Valsassina, vol. XXVIII; già edito in Orlandi, Memorie di Pasturo, cit., p. 91).
Marco Sampietro
1 Si è salvata soltanto una minima parte della biblioteca di prete Giobbe Marazzi (parroco di Pasturo dal 1640 al 1667), conservata presso l’Archivio Parrocchiale di Indovero.[APIndovero]. Restano cinque cinquecentine e quattordici seicentine su 148 volumi elencati nella “Nota de libri che io curato d’Indovero Domenico Merlino ho trovato, e riceuto in consegna dall’heredità del signor prè Job Marazzo” (APIndovero, Beneficio 1.4.2., cart. 5, fasc. 9). Su prete Marazzi cfr. G. Virgilio, Aggiornamenti sulla ritrattistica di Luigi Reali (con un breve accenno a una raccolta novecentesca di fotografie), in “Arte Lombarda”, 173/174, 2015, pp. 167-172; M. Sampietro, Giobbe Marazzi, parroco di Pasturo dal 1640 al 1667. Un prete colto, amante dell’arte e dei libri, amico di artisti e vescovi, “Il Grinzone”, 15 (54 – marzo 2016), pp. 12-14.
2 Era compito del prete di essere stato ordinato sacerdote e talvolta alcuni preti si trovavano in difficoltà per aver smarrito – o mai posseduto – i documenti. Sulla formazione del clero in quegli anni non esistono studi specifici e organici, tranne quelli curati da S. Negruzzo, Collegij a forma di seminario: il sistema di formazione teologica nello Stato di Milano in età spagnola, Pavia 2000; Ead., La formazione ecclesiastica dei seminari e dei collegi d’istruzione, in “Studia Borromaica”, XXX (2007), pp. 165-194; E. Barbieri, D. Zardin, Libri, biblioteche e cultura nell’Italia del Cinque e Seicento, Milano 2002.
3 Su biblioteche e cultura ecclesiastica nel Cinquecento cfr. N. Raponi, A. Turchini, Stampa, libri e letture nell’età di Carlo Borromeo, Biblioteca di storia moderna e contemporanea, vol. III, Milano 1992 e soprattutto cfr. A. Turchini, Cultura del libro, chierici e modernizzazione: ‘inventari’ di biblioteche del clero della città e arcidiocesi di Milano, in Monumenta borromaica, vol. 4, Cesena 2016, pp. 337-381. È in corso da parte di chi scrive uno studio sulle biblioteche ecclesiastiche e laiche nella Valsassina tra Cinque e Seicento.
4 Prima dell’istituzione dei seminari chi voleva fare il prete di campagna andava a fare il chierichetto-apprendista da un altro prete di campagna, fin che aveva imparato il mestiere, ma contadino era e contadino restava.
5 Archivio Storico Diocesano di Milano [d’ora in poi ASDMi], Visite Pastorali, sez. X, Pieve Valsassina, vol. VII, q. 6.
6 Non si sono purtroppo conservati i registri di battesimo di quegli anni. Il più antico registro conservato è quello iniziato al tempo di Carlo Borromeo e copre un arco temporale che va dal 1580 al 1609 (Archivio Storico Prepositurale di Primaluna, serie 1.1.2.1, registro 1).
7 A. Orlandi, Le famiglie della Valsassina Repertorio con brevissime illustrazioni, Lecco 1932, pp. 251-252.
8 “Caratteristica rasatura a cerchio del cuoio cappelluto, praticata alla sommità cervicale del capo da parte del Vescovo, all’atto della promozione di un fedele, già battezzato e cresimato, a chierico. La tonsura viene chiamata, anche e pertanto, “chierica” (A.C.F., p. 46)” (G. Forte, 4000 parole messe in chiaro. Glossario per gli atti dell’Archivio Storico Diocesano di Milano, Milano 2000, p. 234).
9 Il capucio (lat. caputium, ii) era una “sorta di mozzetta o corta mantelletta distintiva dei Parroci e dei sacerdoti in cura d’anime” (Forte, 4000 parole, cit., p. 43).
10 A. Orlandi, Memorie di Pasturo e Bajedo in Valsassina, Amministrazione Comunale di Pasturo, Pasturo 1995, p. 91.
11 Vd. Appendice documentaria.
12 A. Zünd, s.v. Eck, Johannes, in Dizionario storico della Svizzera (DSS), versione del 23.07.2004 (traduzione dal tedesco). Online: https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/041208/2004-07-23/, consultato il 28.01.2024.
13 U. Orelli, L’Enchiridion di Giovanni Eck (1538), “Fogli” 34, 2013, pp. 35-36.
14 Nella trascrizione si è scelto di conservare fedelmente le grafie originali. Si è intervenuti sulla punteggiatura solo per rendere più agevole la comprensione dei contenuti. L’uso di maiuscole e minuscole, nonché di accenti e apostrofi, è stato adeguato alle consuetudini moderne. Tutte le abbreviazioni sono state sciolte tra parentesi tonde a indicare i compendi. I libri sono stati numerati tra parentesi quadre [] e la lineetta obliqua / indica gli a capo.
15 “palpe = carta, sia per avvolgere, sia per scrivere, in bianco o stampata; anche lettera manoscritta. Es. “Salterio uno in palpe a stampa” (Ruggeri p. 424)” (Forte, 4000 parole, cit., p. 159). Cfr. inoltre la voce dialettale milanese “palpée” (dal lat. papyrus), anziché “palper”, con il significato di “carta” (F. Cherubini, Vocabolario milanese-italiano, vol. III, M-Q, Milano 1841, p. 247).
IL GRINZONE n.86