BRICIOLE  DI STORIA PASTURESE  

dagli archivi parrocchiali valsassinesi (X parte)


Pasturesi a Palermo e un ‘Napoletano’ a Pasturo


Premessa: “Fare Palermo”

Nel Settecento dalle valli e dalla riviera dell’Alto Lario si emigrava generalmente verso Palermo e di chi laggiù faceva fortuna si diceva: “Ha fatto Palermo”1. Questo discorso non vale in genere per gli abitanti della Valsassina perché nel corso dei secoli scelsero di emigrare per lo più nel Bergamasco, nel Bresciano, a Torino, a Venezia, a Roma e a Napoli. Fanno eccezione i pasturesi che alla ricerca di opportunità di lavoro o per migliorare la loro posizione professionale si trasferirono, oltre che nelle mete citate, anche nel regno di Sicilia: l’emigrazione pasturese in Sicilia è, allo stato attuale delle ricerche e degli studi, un unicum nel panorama dell’emigrazione valsassinese nell’avanzato XVI secolo2.

Dei flussi migratori dalla Valsassina restano oggi testimonianze sia documentarie sia soprattutto artistiche, rappresentate dai cosiddetti “tesori degli emigranti”, cioè dai donativi di opere d’arte, come arredi sacri e suppellettili liturgiche provenienti da quelle plaghe e oggi conservati nelle parrocchie del paese d’origine3.


Pasturesi a Palermo


Fonti archivistiche4 e storiografiche5 segnalano decessi di pasturesi a Palermo: Mazoletti, Pomalli e Redolfini. Della famiglia Mazoletti “morirono a Palermo nel 1625 Francesco, nel 1626 Domenico”6, dati confermati anche dalle fonti archivistiche7; della famiglia Pomalli di Baiedo “nel 1606 morì Antonio, e nel 1607 Calimero, a Palermo”8, dati confermati anche in questo caso dalle fonti archivistiche9; “Giovanna Redolfini morì a Palermo nel 1577; un’altra Giovanna pure a Palermo nel 1581”10. Angelo Borghi aggiunge: “a Palermo si segnala nel 1577 la morte di un Giovanni Redolfini, oltre che la presenza di alcuni pasturesi dei Pigazzi, dei Bergamini, che dura quindi nei primi decenni del Seicento: fabbri ma anche mercanti di ferrarezza, secondo l’uso”11.


 

Dalla Sicilia a Pasturo: un turibolo, una navicella e un’iscrizione latina


Una delle testimonianze artistiche più antiche del flusso migratorio da Pasturo nel Regno di Sicilia nel Cinquecento è rappresentata da una coppia di raffinati elaborati argentei, un vero e proprio unicum nel panorama delle argenterie sacre valsassinesi. Si tratta di un servizio per l’incensazione, cioè di un turibolo e della relativa navicella, contenitore per i grani d’incenso così denominato per la sua forma a nave, con allusione alla Chiesa, “nave” che conduce alla salvezza.

I due elaborati furono realizzati in stile gotico da un abile argentiere siciliano, come si evince dalla iscrizione latina incisa con una punta di acciaio, su quattro righe, sulla superficie di uno dei due coperchi di una navicella donata nel 1577 alla parrocchia di Pasturo, forse alla chiesa sussidiaria di S. Giacomo (oggi meglio conosciuta con la dedicazione alla Madonna della Cintura) dove furono trovate nel 198512.

Trascrizione: “HOC TVRIbVLVM / ET NAVETAM FECIT / COMVNIS PAROCHIE / PASTVRIO HAbITA(n)S IN/ RENGO (sic) SCICILIE 1577”. Traduzione: “La colonia (dei pasturesi) residente nel Regno di Sicilia fece fare questo turibolo e la navetta (= navicella) per la Parrocchia di Pasturo 1577”.

L’iscrizione latina è linguisticamente interessante e merita pertanto di essere brevemente commentata13. Innanzitutto il latino dell’iscrizione si presenta sostanzialmente corretto da un punto di vista morfosintattico, anche se non si tratta certo di un latino elegante e raffinato. Si riscontra, infatti, nel testo la presenza di un volgarismo lessicale che fa pensare al dialetto piuttosto che all’italiano: “navetam”, che sta al posto di “naviculam”, è voce dialettale lombarda (si noti lo scempiamento: “navetam” e non “navettam”). Tra le particolarità più ricorrenti si segnala anche la scomparsa dell’uso del dittongo “ae” scritto “e”, come in “parochie” e “Scicilie”, fenomeno che era però normale nel basso medioevo e anche dopo al di fuori del latino umanistico. Da un punto di vista grammaticale si noti il dativo “Pasturio” (dal lat. eccles. Pasturium, ii, il nome latino del borgo ai piedi della Grigna), che funge da apposizione di “parochie” e quindi è un complemento di denominazione (chi ha studiato latino si ricorderà del classico esempio “insula Sicilia”, per dire “l’isola di Sicilia”). “Parochie” è qui un dativo di vantaggio, o meglio, di dedicazione.

Da un punto di vista paleografico, la grafia dell’iscrizione è una capitale rustica che presenta due peculiarità: la “b” minuscola e l’assenza talvolta del tratto orizzontale della “A”. Da notare sono, inoltre, i trattini separatori delle parole, caratterizzati da una certa irregolarità imputabile alla generale imperizia dell’esecutore: in alcuni casi sembrano dei triangolini, con la punta rivolta però verso il basso o a destra o a sinistra o verso l’alto, in altri si tratta di segnetti difficili da riconoscere.

L’imperizia dello scrivente (che non era certo l’argentiere) si nota anche in alcuni errori commessi, come la “N” di “IN”, che era originariamente “H”, poi corretta, e soprattutto nel fenomeno di inversione di lettere all’interno della parola, come in “rengo”, disgrafia per “regno”, fenomeno abbastanza comune nella scrittura rapida (e ancor più nella dattilografia), che dovrebbe risultare meno probabile in un’incisione come questa, dato l’impegno (e quindi la maggior attenzione) che occorre dedicare all’operazione. La resa del digramma “gn” per indicare la nasale palatale è spesso problematica (anche oggi...) per chi ha poca dimestichezza con le norme ortografiche ‘canoniche’. Altro tratto fonetico è “Scicilie” con la “s” strascicata o palatale (“sc”) con tutti i problemi di resa ortografica, che riflette forse la pronuncia dell’antica variante Cicilia, quale si riscontra ad es., col derivato ciciliano, in Dante e Boccaccio.


 Un ‘Napoletano’ a Pasturo: “non gli dispiaceva il paese”

Nella Pasturo del Seicento è documentato un “Napolitano”, un certo Giovanni Hermano14 che si era accasato con una Caterina Lancinelli di Cortabbio15. Era detto “Napolitano” non perché fosse nato a Napoli o risiedesse nella città partenopea, ma perché a quel tempo il suo paese natìo, Torre di Santa Lucia (oggi in provincia di Brindisi), faceva parte del Regno di Napoli che comprendeva anche l’attuale Puglia. Giovanni ebbe due figlie: Caterina nata il 29 giugno 1634 e battezzata il 2 luglio e Rosa Lucia nata il 22 maggio 1637 e battezzata il 23 maggio, come risulta dagli atti di battesimo che si trascrivono qui di seguito:

“1634 Adì 2 Luglio. Io Prete Pietro Plati Cur(at)o di Past(ur)o sop(radett)o hò battazato Cattarina fig(lio)la di Giovanni Hermano Napolitano della Torre di S(an)ta Susanna et di Cattarina Lancinella di Cortabio Cura di Primaluna in Valsassina sua moglie quali giugali si trovorno in Past(ur)o mentre la d(ett)a partorì. Compar Carlo Ant(oni)o Gesa, Comar Pasina de Ticozzi. Natta adì 29 giugno prossimo”.

“1637 Adì 23 Maggio. Io P(rete) Pietro Plati Cur(at)o di Past(ur)o hò battezato Rosa Lucia fig(lio)la di Giovanni Hermano Napolitano et di Cattarina da Cortabio giugali. Compare Carlo Cochi d’Esino habitante in Past(ur)o, comare Elisabetta Bergamina, nata adì 22 detto”.

Altri napoletani documentati in Valsassina furono don Giovanni Angelo Livoro o Livorio, “oriundo di Sant’Anastasia della Diocesi di Nola in Campania”, parroco di Introbio dal 1598 e morto di peste nel novembre 163016, e il podestà di Lecco, Giulio Intoralla, napoletano, già Podestà di Valsassina tra il 1568 e il 156917, che l’11 maggio 1571 fece battezzare a Introbio sua figlia Drusilla, frutto di una fornicazione18.

 

Marco Sampietro

 

 

1 N. Spelzini, Peglio nel Settecento. Una Comunità di montagna stretta intorno alla sua chiesa, Gravedona 2002, p. 37. Sull’emigrazione altolariana in Sicilia e a Palermo si vedano, al riguardo, gli studi di Mariuccia Zecchinelli, Bruno Caizzi, Raul Merzario, Raffaele Grillo, Vittorio Caprara, Anna Maria Boca, Maria Sofia Di Fede, Rossana Bossaglia fino ai più recenti di Pieralda Albonico Comalini, Antonella Arnaboldi, Andrea Comalini, Vittorio Comalini, Mario Longatti, Rita Pellegrini e Francesca Rangoni Gàl, solo per citarne alcuni.

2 M. Sampietro, Un legame oltre le distanze. I doni degli emigrati pasturesi in Sicilia, Roma e Venezia alle chiese del paese d’origine, “Il Grinzone”, 16 (58 – marzo 2017), pp. 9-11 (con bibliografia pregressa).

3 Pionieristici e fondamentali sono gli studi di Oleg Zastrow pubblicati per lo più su “Archivi di Lecco”: Inventario delle oreficerie antiche nel territorio di Lecco 1: Tremenico, Monte Introzzo, Pagnona, Premana, Lecco 1981; Inventario delle oreficerie antiche nel territorio di Lecco 2: Gittana, Perledo, Indovero con Narro, Noceno, Esino Lario, Dorio, Lecco 1983; Legni e argenti gotici nella provincia di Lecco, Lecco 1994; Antichi cuoi lavorati e decorati. Un patrimonio artistico derelitto e ignorato, “Archivi di Lecco e della Provincia”, XXIX, 4 (2006), pp. 47-63; Antiche e sconosciute argenterie veneziane a Taceno, “Archivi di Lecco e della Provincia”, XXXV, 3 (2012), pp. 37-49 (con bibliografia precedente). Cfr. inoltre M. Sampietro, Un legame oltre le distanze. L’emigrazione introbiese a Venezia attraverso i doni offerti alla chiesa del paese d’origine, “L’Angelo della Famiglia”, 82, 2 (2013), pp. 3-5. Sui donativi degli emigranti in Diocesi di Como cfr. da ultimo E. Bianchi, G. Virgilio, Gli emigranti e i loro regali. L’arte donata in diocesi di Como dal Cinquecento al Settecento. Atti del convegno, Como, Centro studi “Nicolò Rusca” e Pinacoteca Civica di Palazzo Volpi, 15-16 novembre 2019, Milano 2021.

4 I Registri dei morti, con particolare riguardo alla “Nota di morti de Pasturio e Baie et di morti fora casa l’anno 1606” in Archivio Parrocchiale di Pasturo (d’ora in poi APPasturo), “Matrimoni, Battesimi, Morti, Stato d’Anime ed Elenco del Clero, Registro dei Battesimi dal 1555 al 1606”.

5 A. Orlandi, Le famiglie della Valsassina Repertorio con brevissime illustrazioni, Tip. La Grafica, Lecco 1932 (d’ora in poi Orlandi 1932); A. Orlandi, Memorie di Pasturo e Bajedo in Valsassina, Amministrazione Comunale, Pasturo 1995 (d’ora in poi Orlandi 1995); A. Borghi, I paesi della Grigna. Episodi dello sviluppo di Pasturo, in A. Orlandi 1995 (d’ora in poi Borghi 1995).

6 Orlandi 1932, p. 179.

7 APPasturo, “Nota di morti de Pasturio e Baie et di morti fora casa l’anno 1606”.

8 Orlandi 1932, p. 32.

9 APPasturo, “Nota di morti de Pasturio e Baie et di morti fora casa l’anno 1606”.

10 Orlandi 1932, p. 187.

11 Borghi 1995, pp. 326-327.

12 I due argenti sono citati da Orlandi 1995, p. 64, e Borghi 1995, p. 326 nel panorama dell’emigrazione pasturese. Sui due argenti da un punto di vista artistico: P. Venturelli, Splendori al Museo Diocesano. Arte ambrosiana dal IV al XX secolo, catalogo della mostra a cura di P. Biscottini, Milano 2000; O. Zastrow, Antichi e unici argenti siciliani in Valsassina. La confutazione di errati giudizi storico-artistici sugli argenti di Pasturo, “Archivi di Lecco e della Provincia”, a. XXVIII, aprile-giugno 2005, pp. 43-53; Id., I due unici argenti siciliani presenti nelle parrocchie del Lecchese. Chiarimenti e aggiornamenti critici, in Il tesoro dell’isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo, 2 voll., a cura di S. Rizzo, catalogo della mostra a Praga, Maneggio del Palazzo Wallestein (19 ottobre-21 novembre 2004), Catania 2008, vol. I, pp. 86-93. Sulle maestranze lombarde in Sicilia cfr. C. Cucini, M. Tizzoni, The Lombard Iron Masters Migrations and the Spread of the Blast Furnace in Europe, with a Focus on the 16th-17th Centuries, “Metalla”, n. 26.1 (2022), pp. 37-66.

13 Ringrazio per il proficuo scambio di idee Emanuele Banfi, Emanuele Berti, Gloria Camesasca, Augusta Corbellini, Michele Moretti, Giancarlo Reggi e Guido Scaramellini.

14 Su origine, significato e diffusione del cognome Ermano / Ermanno cfr. E. Caffarelli, C. Marcato, Cognomi d’Italia. Dizionario storico ed etimologico, vol. I, Milano 2008, p. 717.

15 “Hermano - Forestieri. Giovanni della Torre di S. Susanna (Lecce), aveva sposato Caterina Lancinelli da Cortabbio e trovavasi per caso a Pasturo nel 1634, quando gli nacque un figlio. Ma non gli dispiaceva il paese, da che vi ebbe in seguito altri figli” (Orlandi 1932, p. 177).

16 Archivio Storico Diocesano di Milano, Visite Pastorali, sez. X, Pieve Valsassina, vol. VIII, q. 2 (status personalis, 16 giugno 1608).

17 M. Casanova, G. Medolago, F. Oriani, M. Sampietro, Gli Statuti della Valsassina. Le norme della Comunità del 1388, Missaglia 2008, pp. 88, 92 (n. 117).

18 Archivio Parrocchiale di Introbio, Battesimi dal 1553 al 1588, p. 32, e Battesimi dal 1565 al 1624, p. 10. Cfr. M. Sampietro, Gossip d’altri tempi. Figli naturali e coppie di fatto a Introbio tra Cinque e Seicento, “L’Angelo della Famiglia. Bollettino parrocchiale di Introbio”, 84 (1) / 2015, pp. 13-15.

 

 

 

 

 

IL GRINZONE n.89