BRICIOLE DI STORIA PASTURESE
dagli archivi parrocchiali valsassinesi (XI parte)
Le sacre suppellettili della chiesa di S. Eusebio (fine XVI secolo)
Premessa
Sull’ultimo numero di questo periodico abbiamo preso in esame, tra le testimonianze sull’emigrazione pasturese in Sicilia, due eccezionali creazioni in argento, una navicella e un turibolo, realizzati nella seconda metà del Cinquecento da un abile argentiere della città di Palermo e donati nel 1577 da una colonia di pasturesi residente nel Regno di Sicilia1.
Questi due pezzi fanno ora parte del ‘tesoro’ della parrocchia di S. Eusebio e, assieme ad altre sacre suppellettili2 (come calici, pissidi, ampolline, veli ecc.), costituiscono il corredo che serve, ancora oggi, per la celebrazione dei santi misteri. Oltre agli arredi maggiori, anche di questo patrimonio storico-artistico di cui le nostre chiese sono particolarmente ricche, è possibile ricostruire le vicende storiche attraverso fonti documentarie, per la precisione attraverso gli inventari delle suppellettili, compilati o prima della visita pastorale, o in occasione della stessa, oppure subito dopo e, nella stragrande maggioranza dei casi, non più allegati agli atti di visita3, ma sparsi nei volumi più volte composti, scomposti e di nuovo ricomposti fino alla loro odierna configurazione, del fondo Visite pastorali, sezione X, Pieve di Valsassina conservato presso l’Archivio Storico Diocesano di Milano4, come gli inventari cinquecenteschi di cui si darà contezza nelle seguenti note.
Il ‘tesoro’ del S. Eusebio: vasi sacri, suppellettili e paramenti
Per la chiesa di S. Eusebio disponiamo di due liste, ancora inedite e non datate, ma comunque tutte e due risalenti alla seconda metà del Cinquecento: l’una redatta in latino sottoscritta dal parroco Rognoni, l’altra in volgare. Una terza lista, pubblicata da Eugenio Cazzani nel 1984, non è stato più possibile rintracciarla5.
Scorrendo tali inventari si ricavano informazioni preziose, sia pur talvolta discordanti tra loro sul numero e sul metallo dei singoli pezzi, riguardo alla consistenza del corredo di suppellettili sacre e di paramenti di cui alla fine del Cinquecento erano dotate le chiese di Pasturo.
Il ‘tesoro’ cinquecentesco del S. Eusebio comprendeva vasi sacri, come calici con relative patene6, una pisside d’argento e una bellissima pace7, nonché un ostensorio d’argento usato nelle processioni. Non mancavano poi tovaglie, corporali8 e veli da calice, presenti in quantitativi superiori all’unità. Facevano da corona alla mensa dell’altare e alla liturgia sacramentale croci di ottone o di oricalco, qualche volta dorato, e candelieri di ottone o di ferro, nonché statuette, come “tre paia di Angeli”. Facevano parte del corredo decorativo anche i paliotti, cioè rivestimenti che coprono la parte anteriore dell’altare, per lo più di stoffa pregiata, ricamata o dipinta, o anche di altri materiali (lastre d’oro o argento cesellate, legno, avorio o marmo con rilievi). Le ostie erano custodite in una apposita scatola (“scatole da ostie”) e quando il sacerdote portava la SS. Comunione agli infermi era protetto da un piccolo baldacchino e il suo passaggio era annunciato da una campanella (“tintinnabuli pro communione infirmorum duo”). Curiosa è la presenza di “un ferro da comunichini”, cioè per fare le ostie, nonché di borse per i corporali o per gli oli sacri. C’erano poi secchielli, come quello per portare l’acqua santa o il “sedelino per lavar le mani”, cioè una bacinella impiegata dal sacerdote celebrante nel corso della S. Messa per purificarsi le mani prima dell’offertorio.

Notevole era la presenza di paramenti. Con il termine paramento si indicano gli abiti indossati dal sacerdote quando celebrava i sacri riti: pianeta, camice, stola, manipolo, amitto, cordone, cotta. I colori dell’anno liturgico erano e sono: verde per il tempo ordinario, rosso nelle ricorrenze dei Santi, dei Martiri e della Pentecoste, viola durante l’Avvento e la Quaresima, bianco in occasione delle solennità dedicate a Gesù e a Maria. Le chiese di Pasturo avevano in dotazione un congruo numero di paramenti, alcuni anche di pregio. Non mancavano infine libri liturgici, da non confondere con quelli delle biblioteche parrocchiali9: messali, sacramentari, cioè i libri contenenti le formule eucologiche per l’eucaristia e i sacramenti10, libri di canto fermo11.
Si tratta per lo più di manufatti ora di pregio, ora di fattura più corrente, quasi tutti purtroppo andati dispersi perché logorati dall’uso o alienati o rubati.
Indipendentemente dal loro intrinseco valore artistico, le suppellettili citate negli inventari, anche se oggi non sono più familiari perché entrate in disuso con il Concilio Vaticano II (1962-1965), testimoniano comunque il sentimento religioso e la vitalità di una comunità nel corso dei secoli e lo zelo dei suoi pastori nel provvedere a quanto necessario al culto e al decoro della casa del Signore.
Attraverso ciascuno di questi beni, infatti, traspare uno spaccato della storia della comunità con i suoi slanci ideali, le sue trepidazioni e i suoi momenti di floridezza o di difficoltà, che conferma comunque in ogni tempo l’attaccamento alla chiesa parrocchiale.
Ringrazio, per un proficuo scambio di idee e informazioni, Emanuele Banfi, Augusta Corbellini, Michele Moretti, Guido Scaramellini, Alex Valota e Giovanna Virgilio.
Nell’articolo vengono usate le seguenti abbreviazioni archivistiche e bibliografiche:
ASDMi = Archivio Storico Diocesano di Milano.
Cazzani 1984 = E. Cazzani, San Carlo in Valsassina, Visite pastorali, evoluzioni pastorali, memorie attuali, Milano 1984.
Forte 2000 = G. Forte, 4000 parole messe in chiaro. Glossario per gli atti dell’Archivio Storico Diocesano di Milano, NED, Milano 2000.
1 Cfr. M. Sampietro, Pasturesi a Palermo e un ‘Napoletano’ a Pasturo, “Il Grinzone”, a. XXIII, n. 89, dicembre 2024, pp. 9-12, in particolare pp. 10-11.
2 Cfr. Suppellettile ecclesiastica a cura di B. Montevecchi e S. Vasco Rocca, Firenze 1988.
3 Sul valore di fonte storica degli atti di visita pastorale cfr. S. Xeres, Filippo Archinti, vescovo di Como (1595-1621), “Archivio Storico della Diocesi di Como”, volume 6, Como 1995, pp. 52-93.
4 Credo che possa giovare a ricercatori, studiosi, semplici appassionati riportare qui di seguito i riferimenti bibliografici e archivistici degli inventari cinquecenteschi delle suppellettili delle altre parrocchie della Pieve di Valsassina: Bagnala, chiesa di S. Caterina (Cazzani 1984, p. 479); Barzio, chiesa di S. Alessandro (Cazzani 1984, pp. 242-244; O. Zastrow, L’ultima trasformazione della chiesa di Sant’Alessandro: una memoria recente fra eventi antichi e uomini di un tempo a Barzio, Parrocchia S. Alessandro, Barzio 2003, pp. 273-274); Bindo, chiesa di S. Biagio (Cazzani 1984, p. 441); Casargo, chiesa di S. Bernardino (Cazzani 1984, p. 476); Cassina, chiesa di S. Giovanni Battista (Cazzani 1984, p. 269); Codesino, chiesa di S. Giacomo (Cazzani 1984, p. 473); Cortabbio, chiesa della Madonna (Cazzani 1984, p. 391); Cortabbio, chiesa di S. Lorenzo (Cazzani 1984, pp. 389-390); Crandola, chieda di S. Antonio abate (Cazzani 1984, p. 477); Cremeno, chiesa di S. Giorgio (Cazzani 1984, p. 263; O. Zastrow, Cremeni vetustas: testimoni di antichità del borgo di Cremeno, Comune di Cremeno, Cremeno 2005, pp. 324-325); Gero, chiesa di S. Giacomo (Cazzani 1984, p. 393); Indovero, chiesa di S. Gottardo (Cazzani 1984, p. 554); Indovero, chiesa di S. Martino (Cazzani 1984, p. 551); Introbio, chiesa di S. Antonio abate (Cazzani 1984, pp. 352-353; M. Sampietro, Le sacre suppellettili di Introbio, “L’angelo della famiglia. Bollettino parrocchiale di Introbio”, a. 79, n. 1, gennaio-marzo 2014, pp. 7-10; L. Regazzoni, Un tesoro ancora nascosto: la “pace” cinquecentesca, “L’angelo della famiglia. Bollettino parrocchiale di Introbio”, a. 83, n. 1, gennaio-marzo 2010, pp. 12-13); Margno, chiesa di S. Bartolomeo (Cazzani 1984, pp. 470-471; O. Zastrow, La chiesa matrice di San Bartolomeo a Margno, Parrocchia S. Bartolomeo, Margno 2001, pp. 347-348); Moggio, chiesa di S. Francesco (Cazzani 1984, pp. 273-274; O. Zastrow, La chiesa di San Francesco d’Assisi a Moggio, Parrocchia S. Francesco, Moggio 1997. p. 332); Narro, chiesa di S. Brigida (Cazzani 1984, p. 555); Pagnona, chiesa di S. Andrea (Cazzani 1984, p. 538); Parlasco, chiesa di S. Antonio abate (Cazzani 1984, p. 444); Prato S. Pietro, chiesa di S. Maria Maddalena (Cazzani 1984, p. 421-424); Premana, chiesa di S. Dionigi (Cazzani 1984, pp. 514-516); Primaluna (Cazzani 1984, pp. 381-384); Taceno, chiesa di S. Maria Assunta (Cazzani 1984, p 439); Vegno, chiesa di S. Giovanni Battista (Cazzani 1984, p. 478).
5 Cazzani 1984, pp. 316-317.
6 “Patena = il piattello di materiale prezioso destinato ad accogliere durante la S. Messa il pane eucaristico, ossia l’ostia consacrata” (Forte 2000, p. 163).
7 “Pace = pace di legno o di metallo per la cerimonia del “bacio della pace”, intagliata o incisa con opportune raffigurazioni” (Forte 2000, p. 225).
8 “Corporale, is, sn. = il Corporale, tovaglietta di tela di lino bianca, inamidata, per sostenere i vasi sacri (calice, patena, pisside) nella celebrazione eucaristica” (Forte 2000, p. 67).
9 Sui libri dei parroci a Pasturo cfr. M. Sampietro, Biblioteche e cultura ecclesiastica tra Cinque e Seicento in Valsassina, “Il Grinzone”, a. XXIII, n. 86, marzo 2024, pp. 11-14.
10 Su sacramentari e messali ambrosiani cfr. A. Paredi, Messali ambrosiani antichi, in “Ambrosius”, 35 (1959), suppl. al n. 4, pp. [1]-[25]; R. Amiet, La tradition manuscrite du missel ambrosien, in “Scriptorium”, 14 (1960), pp. 16-60; G. Baroffio, “Iter liturgicum Ambrosianum”. Inventario sommario di libri liturgici ambrosiani, in “Aevum”, 74 (2000), fasc. 2 pp. 583-603.
11 “Canto liturgico nel quale la voce dà notevole sviluppo di melismo alle singole vocali delle sillabe, come avviene nel gregoriano e nell’ambrosiano” (Forte 2000, p. 41).
12 A. Orlandi, Memorie di Pasturo e Bajedo in Valsassina, Amministrazione Comunale di Pasturo, Introbio 1995, p. 91.
13 “Tabernacolo = ostensorio” (Forte 2000, p. 225).
14 “Conopeum, i, sn. = conopeo, copertura, velo, di solito in stoffa più o meno pregiata, per il tabernacolo, per il ciborio della vasca battesimale, per la pisside ecc. “ (Forte 2000, p. 64).
15 “Paramento = tutto l’insieme degli indumenti liturgici (pianeta, stola, manipolo, ecc.) del medesimo tessuto, colore e fregi, per la celebrazione eucaristica” (Forte 2000, p. 161).
16 “Piviale = indumento sacerdotale, a forma di mantello, per celebrazioni liturgiche diverse dalla messa” (Forte 2000, p. 172).
17 “Tobalea, ae, sf. = tovaglia, per usi domestici; molto spesso così chiamata anche se usata per gli altari” (Forte 2000, p. 233).
18 “Velum, i, sn. = velo, per usi liturgici diversi” (Forte 2000, p. 244).
19 “Tintinnabulum gestatorium = campanello portatile, per le processioni col Viatico” (Forte 2000, p. 233).
20 “Tabì, var. gr. tabil, tabile, tabino, tabito = drappo, simile a grosso taffetà, ondato e arricciato” (Forte 2000, p. 225).
21 [la ‘e’ finale sembra correggere un’altra lettera illeggibile].
22 Forte 2000, p. 128.
23 [segue ‘roso’ cancellato].
24 Forte 2000, p. 69.
25 Forte 2000, p. 65.
26 Altre varianti grafiche: “mocoiata, mocagiada, mociaiata, mocaiada, mochojata, mochojato, mocaiaro, mocaiardo, mocaiare, mocioia, mochaiada, mocoiano, mochoiatta, mocoiatta, mocjatta, moccojatta” (Forte 2000, p. 141).
27 G. Tonelli, Per le necessità e per i capricci: «lini» e «sete» nel bilancio di commercio dello Stato di Milano del 1778, “Mediterranea - ricerche storiche”, a. XVII (2020), n. 50 (dicembre 2020), p. 786.
IL GRINZONE n. 90