CARLO CIVILINI


Suo padre, Angelo Civilini, nato nel 1901 a Laorca, assunto come cantoniere dalla provincia di Como ed assegnato inizialmente in Valassina nella zona di Civenna, è diventato nel 1935 il cantoniere ufficiale per il tratto di strada da Ballabio a Pasturo. Percorreva tutti i giorni la stessa strada anche Maria Orlandi, sorella di Giacinto, nata a Baiedo nel 1910, che lavorava come cameriera a Balisio. Galeotta fu la strada, potremmo dire… Di fatto Angelo e Maria si conoscono e si fidanzano e nel 1939 si sposano e vanno ad abitare alla Fóla, nella casa di Costantino Ticozzi vicino alla Ditta Mauri.

Carlo Civilini nasce nell’aprile del 1940 e nel 1943 la sorella Angela: “Avevo solo tre anni e per il battesimo di mia sorella siamo venuti nella Chiesa di Pasturo con una macchina guidata dal ‘Cùco’ di Introbio. Era la prima volta che salivo su una macchina e ricordo la sorpresa nel vedere, dal finestrino, gli alberi di noce ai bordi della strada che andavano indietro…”. Praticamente trascorre l’infanzia alla ‘Fòla’ e, non avendo nessuno che l’accompagna, Carlo non può frequentare l’asilo: “Mia sorella invece l’ha frequentato perché venendo io a scuola la potevo accompagnare. Ovviamente a piedi, con un bel gruppo di bambini: i Nicoli (Gat) che arrivavano da Balisio, gli Invernizzi (Vèdova), i Bergamini (Evaristo) e i Pigazzi (Belàn) che arrivavano da Gorio”. Insomma, un ‘Piedibus ante litteram’ senza conducente. “Ci fermavamo a mangiare la minestra dalle suore perché c’era scuola anche il pomeriggio. Ho avuto come maestre la Olga per i primi anni, poi l’Anna Bonasio a Baiedo in quarta e la maestra Bambina Ticozzi in quinta. Ricordo che un giorno la maestra per punizione all’intervallo di mezzogiorno aveva chiuso in classe un mio compagno piuttosto vivace e questi era riuscito a scardinare la porta, appoggiandola poi al monumento ai Caduti, nella piazza del Municipio dove erano allora collocate le scuole. Posso aggiungere che in tali occasioni, ma non solo, le maestre non avevano paura a darci delle ‘sonore’ sberle come pure ad usare delle bacchette e qualche volta anche l’asta della bandiera”.


Alla ‘Fòla’ abita una piccola comunità di famiglie che si arricchisce nel periodo estivo con l’arrivo di altre famiglie e di altri ragazzi fra cui gli Arrigoni (Arrigo e le sue sorelle), i Banfi da Lecco ecc.

Finite le Elementari, il papà iscrive Carlo all’Avviamento Professionale a Lecco, ma lui lo frequenta un solo giorno: “Ho preso la corriera e alle 7 ero già a Lecco. La scuola finiva alle 12.30 ma per il ritorno si doveva aspettare il pullman delle 18.30 per cui non sono più andato. Ho invece iniziato a frequentare, con altri pasturesi (Gianni Platti, Luigia Fumagalli, Graziella Colombo, Elena Ticozzi…) una maestra di Ballabio, Maria Tanzi, che ci preparava a sostenere poi gli esami nella scuola pubblica di Lecco. Quindi per tre anni sono andato a Ballabio in bicicletta, fino al diploma di terza. Ricordo che alcune mattine, quando c’era la neve o comunque la strada ghiacciata, prima di partire dovevo aiutare mio papà a caricare la sabbia sul carretto e insieme spingerlo sulla salita verso Balisio. La strada era allora tutta sterrata e solo diversi anni dopo la fine della guerra hanno iniziato ad asfaltarla”.

Nel 1956 Carlo inizia a lavorare alla Mauri: “La Ditta si trovava praticamente dietro casa mia ed era perciò molto comodo andarci anche se poco dopo la mia famiglia ha acquistato una casa all’imbocco del paese per cui avevo un tratto di strada un po’ più lungo.

In Ditta mi occupavo delle varie cose che mi chiedevano di fare poi gradualmente ho iniziato, come autista, a fare il giro delle varie stalle per raccogliere il latte. Andavo anche a Treviglio, dove Mauri aveva una latteria, a prendere i taleggi da portare a Pasturo per la stagionatura. Inoltre portavo i vari prodotti a Lecco sia per le spedizioni tramite la ferrovia che per le vendite nei negozi. Dovevo poi servire alcuni clienti nel varesotto, nel bresciano e nel milanese. In particolare a Milano dove Mauri aveva un magazzino presso il quale poi si rifornivano i vari ‘piazzisti’ per la città e l’hinterland. Non ero l’autista ufficiale e facevo un po’ il jolly quando mancava qualcuno e devo dire che non ne ero contento. Infine sono stato assegnato al comparto ‘zola’: inizialmente assieme all’Oscar Castelletti si doveva effettuare il taglio della forma e predisporre per il confezionamento. In base ai gusti manifestati dai clienti occorreva scegliere il prodotto più molle o quello più solido e così via. Da ultimo mi sono occupato anche delle spedizioni all’estero. Del primo periodo lavorativo ho un bel ricordo del signor Peppino Colombo come pure del figlio Bruno, poi morto in un incidente con la moto, e del Millo Merlo”.


Nel 1957 la famiglia Civilini lascia la Fòla e si trasferisce nella nuova abitazione, situata all’imbocco della deviazione dalla Provinciale verso Pasturo, ed acquistata dal papà: “In quegli anni la ditta Moroni, della Valtellina, stava costruendo l’alveo con gli argini e le briglie sul Pioverna per cui i numerosi operai che vi lavoravano cercavano un posto dove alloggiare. Il Moroni si era rivolto a mio papà per chiedere se si poteva avere in affitto quella casa, di proprietà di una famiglia di Pasturo che si era ormai trasferita nel milanese. Il proprietario Ticozzelli, una volta contattato, si dice disponibile alla vendita ma non ad un affitto e propone l’acquisto a mio papà che, dopo qualche titubanza, anche perché non disponeva di tutta la somma richiesta, decide di prenderla al prezzo di 3 milioni e mezzo”. Di fatto era tutta da sistemare considerato anche che allora non disponeva né di luce né di acqua che si doveva andare a prendere nelle vicinanze. “Fortunatamente in quel periodo, in una casa vicina, stavano iniziando l’attività di produzione di prisme (blocchi di cemento in calcestruzzo) i fratelli Bergamini, Guido e Piero, per cui assieme a loro si è potuto fare l’allacciamento sia per la corrente elettrica che per l’acquedotto”.

Nello stesso periodo, a Pasturo, è in vendita anche un’altra casa o meglio una bella villa di proprietà della famiglia Biocchi di Milano. “Mio zio, don Enrico, parroco a Pioltello, d’estate organizzava per i ragazzi dell’oratorio ma anche per le famiglie una vacanza alla Culmine. Allora si saliva solo a piedi tramite una mulattiera partendo da Maggio. L’anno precedente purtroppo una parrocchiana era deceduta, anche per la difficoltà di far arrivare i soccorsi, per cui si stava cercando un’altra soluzione. Mio papà ha informato suo fratello che ha colto l’occasione al volo e, dopo una breve trattativa, l’ha acquistata e successivamente ristrutturata: si tratta della Casa Alpina Pio XII, tuttora di proprietà della Parrocchia Sant’Andrea di Pioltello”.


Alla Mauri lavora anche Bergamini Teresa, dopo aver prestato servizio come cameriera al Rifugio del Pialeral, gestito allora da Giovanni Gandin. Carlo e Teresa iniziano a “parlarsi” quando lui, nel novembre 1961, parte per il servizio militare: “Dopo il CAR, come artigliere alpino sono stato assegnato a Merano dove ho fatto sia il corso di radiotelefonista che di autista. Non era quello un periodo facile per il Trentino col rischio di attentati soprattutto alla ferrovia e alle linee elettriche”. Carlo mantiene i contatti epistolari con Teresa con cui, circa un anno dopo il congedo, si sposa nel 1964: vanno ad abitare nella casa paterna dove avevano sistemato un altro appartamento.

Nello stesso anno il papà di Carlo, conosciuto ed apprezzato da tutti coloro che percorrevano la strada della Valsassina (certamente un traffico molto più ridotto di quello attuale) termina la propria attività di cantoniere ma continua a mantenere buoni rapporti e la sua casa è aperta per tutti e riceve visite a casa sua: “Spesso si fermavano, per un saluto, sia alcuni autisti, in particolare i camionisti, che alcune pattuglie della polizia stradale, da lui magari aiutati quando per il ghiaccio non riuscivano a salire fino a Balisio. Il suo carretto, che ho ancora, ne ha sparsa di sabbia su quella strada… Mio papà guardava sempre con nostalgia la strada provinciale, ormai completamente asfaltata, ed il traffico sempre più numeroso. Forse anche per questo, quando negli anni settanta con Teresa abbiamo deciso di costruire poco distante la nostra nuova casa, si è molto arrabbiato perché gli toglievamo la visuale su un tratto di provinciale…”.

Il papà muore nel 1986 mentre la mamma nel 1988, investita da un’auto proprio sulla strada provinciale.

Carlo e Teresa continuano a lavorare alla Mauri fino alla pensione: lui nel 1995 e lei nel 1997.

Da giovane Carlo, assieme ad Arrigo ed altri costruivano, con i rami del nocciolo, dei cestini riempiti poi con i ciclamini che vendevano la domenica ai turisti: “Cento lire il cestino piccolo con quattro bulbi di ciclamino, che allora non erano proibiti”. Un’abilità che è rimasta nel tempo e si è perfezionata con l’utilizzo delle pigne di mugo con cui ha fatto diverse costruzioni, oggetti e modellini di case. Fra i più belli la riproduzione del castello sulla Rocca di Baiedo (“Per completarlo ho impiegato un intero inverno!”) ed il Rifugio Antonietta del Pialeral.


Carlo è sempre stato interessato alla salvaguardia dell’ambiente e alla difesa e valorizzazione del paesaggio. Per questo quando la Comunità Montana, all’inizio degli anni ’80, organizza un Corso per Guardie Ecologiche Volontarie (GEV), aderisce con entusiasmo: “Inizialmente ero da solo per la Valsassina poi pian piano si sono aggiunti anche altri volontari fra cui Armando Ticozzi di Pasturo. Oltre ai vari sopralluoghi e passaggi sulle strade e i sentieri delle nostre montagne, era molto interessante l’attività di educazione ambientale svolta con le scuole, sia elementari che medie. Sul territorio non eravamo sempre ben visti, soprattutto da alcune Ditte che non facevano gli interventi di taglio del bosco con le dovute attenzioni e lasciavano spesso molti residui di ramaglie. Complessivamente però, per quanto riguarda Pasturo, posso dire che c’è sempre stata una buona collaborazione, a parte qualche episodio…”. Per questa attività, nel 2019 all’inaugurazione della Sagra delle Sagre, è stato premiato con una targa dall’allora Presidente della Comunità Montana Carlo Signorelli ed è stato nominato Guardia Ecologica Onoraria!

Carlo fa anche parte, col Gruppo Alpini di Lecco, della Squadra Antincendio e, non appena costituito anche a Pasturo, del Gruppo di Protezione Civile col quale partecipa ai numerosi interventi locali (pulizia dei fiumi in particolare) ma anche ad alcune “missioni” in occasione di eventi calamitosi in diverse aree dell’Italia e all’estero: in Piemonte dopo l’esondazione del Tanaro nel 1994, sul lago d’Idro per un violento incendio, a Le Havre in Francia a seguito di un maremoto. Ma anche in Bosnia per portare viveri e soccorso durante la guerra balcanica.

Sempre con gli Alpini partecipa alle adunate nazionali, ma effettua anche viaggi significativi all’estero alcune volte con Teresa, altre col cognato Luigi ma anche da solo: in Sudafrica, in Australia, negli USA, in Canada e nei Paesi Nordici (“In Finlandia non avevo con me le lamette per cui mi sono lasciato crescere la barba e da allora non l’ho più tagliata”). In effetti gli è sempre piaciuto concedersi, nel corso dell’anno, dei bei viaggi nel mondo: in Perù, in Egitto, in India…


      

 

Tutte attività fortemente limitate negli ultimi anni da alcuni “acciacchi” - che ancora adesso gli rendono faticoso il movimento - per cui ha dovuto sottoporsi ad una prima protesizzazione dell’anca al Gaetano Pini di Milano nel 1995 e una seconda all’ospedale di Lecco nel 2012.

  

Mantiene comunque alcuni impegni che svolge prevalentemente nella casa paterna, di fianco a dove abita. In particolare l’orto (ad inizio aprile ha già piantato le cipolle) che cura particolarmente come pure il taglio della legna che viene accatastata in sequenza in base alla grossezza dei pezzi (“Ma tutti di pari lunghezza, 32 cm. per entrare bene nella stufa”).

Una parte dell’orto, da alcuni anni, viene utilizzato da due giovani cinesi residenti a Pasturo, Tao e Yoko, di cui è diventato amico: “Li vedevo spesso passare a piedi davanti a casa e qualche volta si sono fermati per un saluto. Li ho visti interessati al mio orto e così hanno iniziato anche loro. Coltivano soprattutto delle spezie come il coriandolo e i peperoncini piccanti ma anche alcune verdure come i pomodori, il cavolo cinese e l’okra”.

                                                                

                                                                                                                    Guido

 

IL GRINZONE n.91