PASTURO, UN PAESE DOVE RIPOSARE IL CUORE

Mi accoglie nella sua casa di Via Cariole, acquistata nel 2007, dove a partire dal 2018 è residente come cittadina pasturese.
Ma il rapporto della signora Maria Grazia Gamalerio Mariani con Pasturo ha origini molto più lontane. Già da ragazzina, con i genitori, veniva in villeggiatura a Introbio e le piaceva molto passeggiare fino a Pasturo “o meglio Baiedo che mi sembrava una bomboniera molto accogliente, sia per il posto che per la gente che vi abitava. Conservo una foto a 10 anni proprio sulla Rocca di Baiedo”.
Grazia nasce nel 1951 a Gambarana, in provincia di Pavia, vicino alle colline del Monferrato. A due anni la famiglia (il padre impiegato all’ATM e la madre casalinga, ma anche ottima orafa avendo appreso l’arte dal padre) si trasferisce a Milano dove Grazia frequenta le scuole: “Di fatto ero molto spesso dai nonni per cui posso dire di aver respirato più l’aria del paese che quella della città…”. Frequenta le Magistrali e poi si iscrive a Psicologia all’Università di Padova ma deve rinunciare a concludere per problemi organizzativi e di lontananza. Frequenta poi l’Istituto di Magistero Stenografico di Milano e questo le permette poi di insegnare stenografia all’Istituto Zanoni di Cultura Commerciale.
Nel 1974 si sposa con Pinuccio Mariani: “Circa due anni prima ero andata a trovare nel suo studio un mio cugino dentista e lì ho conosciuto un giovane che stava concludendo gli studi di Medicina e, volendo comunque fare l’odontoiatra, frequentava lo studio dentistico. Ci siamo parlati, ci siamo piaciuti e innamorati”. Il marito, milanese, nato nel 1949, dopo la Laurea in Medicina si specializza in Chirurgia Odontoiatrica ed apre uno studio dentistico.
Una cosa che accomuna i due coniugi è da subito l’attenzione al sociale e alle situazioni di bisogno: “è un impegno che ci ha portato via molto tempo, ma in realtà ci ha regalato molto di più".
Il marito, su sollecitazione di alcuni sacerdoti che accolgono i primi immigrati, provenienti soprattutto dal Marocco, in aggiunta al suo studio professionale già attivato, apre un ambulatorio gratuito per loro a Cascina Rosina e Grazia lo segue per gli aspetti organizzativi e di accoglienza. In quegli anni, fine anni settanta ed inizio anni ottanta, c’era anche il grosso problema dei malati di AIDS e, quando don Pino Macchioni chiede al marito se può farsi carico della loro cura per quanto riguarda l’odontoiatria, Grazia, consapevole dei grossi rischi dal punto di vista della contagiosità di una patologia che allora non si riusciva a curare, non è d’accordo. “Mio marito mi ha risposto: questa non è la Grazia che io ho conosciuto e sposato. Mi ha dato cioè una bella lezione ed ho capito che aveva ragione lui. Per cui, quando successivamente il Cardinal Martini, tramite la Caritas, ha aperto un centro per malati di Aids a Tabiago di Nibionno ed ha chiesto a Pinuccio un aiuto, siamo stati entrambi d’accordo nel rispondere affermativamente”.
Nel frattempo Grazia, conosce un frate che segue il carcere di Parma e inizia assieme a lui una collaborazione per aiutare i detenuti, almeno quei pochi che possono, a conseguire il diploma di terza media e soprattutto stimolarli rispetto alla lettura: “Mi passava gratuitamente i libri padre Severino Medici, della casa editrice Ancora”. Quando poi, a causa di un episodio di violenza accaduto all’interno del carcere, vengono interrotte le presenze dei volontari, Grazia d’accordo con la Direzione continua a seguire alcuni detenuti per corrispondenza: “Ho presente in particolare un ragazzo bravissimo come ritrattista che abbiamo aiutato trovare una sua strada”.

Un’altra esperienza che Grazia ricorda con particolare emozione riguarda le ragazze di strada, le prostitute in particolare straniere: “è stata una suora a chiedere l’aiuto di mio marito. Ricordo che erano ragazze molto spaventate, che arrivavano in condizioni a volte disperate, anche con i denti fratturati per le botte e le angherie subite”. Anche i Camilliani che gestivano alcune comunità a Milano bussano allo studio del dr. Mariani per averne un supporto odontoiatrico per i loro assistiti. Di fatto alcuni giorni alla settimana erano destinati quasi esclusivamente alle situazioni di fragilità e di povertà presenti anche nella ricca Milano.
Allo scoppio della guerra in Bosnia, con alcune infermiere il marito organizza alcuni weekend nei campi profughi sempre per offrire un aiuto nella cura delle patologie odontoiatriche.
Grazia e Pinuccio collaborano con la loro Parrocchia di Santa Croce a Milano: Grazia fa la catechista e assieme a Pinuccio tengono i Corsi per fidanzati e partecipano attivamente al Gruppo Missionario.
Nel frattempo era nata la figlia Elisabetta (per tutti Bettina) e Grazia si dedica molto alla sua crescita, senza trascurare i vari impegni sociali. All’inizio degli anni novanta la famiglia Mariani acquista una casa per le vacanze a Baiedo: “Abbiamo avuto da subito un impatto positivo con i pasturesi, a partire dall’imprenditore Fausto Agostoni con cui siamo entrati subito in sintonia. Venivamo per le vacanze e anche Bettina, allora quattordicenne, ha avuto subito più amici qui che a Milano. A me e a mio marito è sempre piaciuta la montagna, piace il ‘clima’ di paese, un posto dove ancora ci si incontra e ci si parla; cose che in città sono più difficili”.
Attualmente anche la figlia Bettina ha preso la residenza a Pasturo (o meglio a Baiedo). Dopo essersi laureata in Scienze Biologiche ed aver lavorato per alcuni anni all’Ospedale Besta e al San Raffaele, occupandosi in particolare di ricerca per la cura dei bambini affetti da malattie neurologiche, ha deciso di cambiare: si è iscritta al SIUA di Bologna, una Scuola di alta formazione per professionisti esperti nel valorizzare e promuovere un corretto approccio agli animali e alla natura ed ha frequentato un Master sulle Neuroscienze riferite in particolare ai cani. Ora svolge l’attività di educatore ed istruttore cinofilo, e collabora anche con alcune Università alla Facoltà di Veterinaria. È sposata con Ambrogio Varinelli, istruttore di roccia e psicologo sportivo, che gestisce un progetto per la disabilità presso una palestra a Milano e collabora con la Casa delle Guide di Introbio.
Agli inizi degli anni duemila al marito di Grazia viene diagnosticato un tumore a livello renale. Seguito per la chemioterapia presso l’Istituto Tumori di Milano, riesce a mantenere comunque la sua attività e la sua dedizione agli altri.
È un periodo molto difficile e faticoso per Grazia; nel 2006 muore il padre (“Mio papà e mio marito sono sempre stati i perni della mia vita per cui ho avvertito un grande vuoto”) e anche la mamma deve essere aiutata per cui la accolgono nella propria casa. “Ho chiesto l’aiuto del Signore e mi sono rivolta al Monastero delle Suore Benedettine di Via Bellotti. Ricordo che una suora di clausura mi si è avvicinata invitandomi a partecipare il giovedì al momento di Adorazione del Santissimo”. I contatti col Monastero diventano più frequenti e quasi quotidiani e coinvolgono anche il marito Pinuccio, che nel 2013 – adeguatamente assistito e col supporto anche della preghiera delle suore - muore serenamente a soli 64 anni. Per Grazia il rapporto col Monastero rimane e si consolida con l’Oblazione Benedettina, un atto liturgico spirituale riconosciuto dalla Chiesa con cui si accetta di condividere la spiritualità della Regola di san Benedetto, aggregandosi ad una determinata comunità benedettina pur continuando a vivere da laici nel proprio contesto abituale.
Grazia pertanto nel 2018 diviene pasturese a tutti gli effetti e vive appunto in Via Cariole, col suo inseparabile cagnolino Remy.
Lo scorso anno, d’accordo anche con la figlia Bettina, decide di donare la sua casa di Gambarana all’Associazione “Il Mulino di Suardi”, una Comunità Educativa per minori stranieri e giovani adulti dell’area penale, in particolare provenienti dall’Istituto Beccaria di Milano. La Comunità, oltre ad accogliere i minori sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria ma anche alcuni affidati dai Comuni, li assiste ed accompagna nel percorso scolastico e soprattutto nell’inserimento lavorativo e nel percorso verso l’autonomia. La donazione di Grazia, della casa ma anche dei terreni circostanti, permette pertanto alla Comunità di ampliare le proprie attività sia per l’accoglienza che per le proposte di inserimento lavorativo.
Tornando a Pasturo: cosa apprezza Grazia del paese e quali possibili miglioramenti si sente di indicare?
“Come ho già detto ammiro il paesaggio di montagna e la vita di paese. Apprezzo le persone nella loro sincerità, magari a volte anche un po’ rude. Qui si vive bene e non cambierei nulla. Forse mi piacerebbe vederlo un po’ più ‘tirolese’, almeno d’estate, con più fiori sui balconi e sulle finestre, meno macchine in piazza e qualche negozietto in più. Mi piacerebbe proprio una piazza libera dove sedersi e chiacchierare, senza il disturbo del traffico. Approfitto comunque di questa occasione per ringraziare le persone di Pasturo che, quando sono arrivata a vivere qui dopo la morte di mio marito, mi hanno accolta come in una famiglia”.
Guido
IL GRINZONE n. 93