TANTI PAZIENTI GRAVI, TANTISSIMI IN POCO TEMPO...


Tornando con la mente ai giorni più cupi dell’epidemia il ricordo si focalizza su due aspetti principali:

- la grande velocità di afflusso dei pazienti e la gravità dei quadri che si presentavano rispetto alle difficoltà di riorganizzare praticamente tutto l’ospedale sia in termini di spazi che di risorse umane per affrontare questa situazione;

- tanti pazienti gravi, tantissimi in poco tempo, tutti da assistere e supportare nel miglior modo possibile anche con mezzi e logistiche non carenti ma limitate. Decidere e scegliere in tempi molto brevi ma possibilmente nel modo più approfondito e condiviso possibile ben sapendo che, con quadri clinici già molto avanzati per gravità, anche i trattamenti intensivi non sarebbero stati efficaci e li avremmo dovuti destinare per i pazienti che ragionevolmente ne avrebbero beneficiato.

Oggi certamente la situazione è migliorata sia in termini di contagi che di gravità della malattia. Ora si tratta di riprendere con maggior sicurezza la cura per tutte le altre patologie e soprattutto essere pronti e preparati per affrontare una nuova riacutizzazione dell’infezione a breve o nei prossimi mesi.

Da questa malattia abbiamo imparato e impariamo tutti i giorni in termini di diagnosi e di trattamenti. Eravamo completamente ignari su tanti aspetti della stessa e abbiamo costruito e aggiornato giorno per giorno procedure diagnostiche e terapeutiche.

Purtroppo temo che dal punto di vista sociale e gestionale questa vicenda ci abbia insegnato molto ma poco stiamo apprendendo. Solo due esempi:
- sicuramente il rallentamento “sociale” ha ridotto la diffusione della malattia e la sua gravità. La ripresa non ci deve far dimenticare quanto successo e soprattutto non ci deve far dimenticare il rispetto delle regole;

- forse come modello dobbiamo ripensare a una sanità non vincolata solamente ai modelli economici e finanziari ma strutturata su modelli di “servizio” con risorse umane, tecnologiche e strutturali adeguate anche per affrontare fenomeni in qualche modo prevedibili sia a livello territoriale che ospedaliero-specialistico.

Revisione del modello sia a livello “governativo” ma anche per ogni singolo cittadino che deve riconsiderare il servizio, in particolare quello sanitario ma tutti i servizi in generale, come un diritto appropriato se necessario poiché tutto ciò che viene sprecato perché inutile è una risorsa distolta a chi ne ha effettivamente necessità.

Le persone impegnate in politica, nella cultura e nell’educazione dovrebbero fare una seria riflessione sugli insegnamenti di questa pandemia. In particolare su come la finanza e l’economia non siano valori o regole assolute rispetto al lavoro, alla salute, all’ambiente in cui viviamo, alla solidarietà. In poche parole riprenderci in mano i valori del bene comune e dell’essere comunità vera e solidale. Se non intraprendiamo da subito riflessioni e processi di miglioramento in tal senso, non avremo imparato assolutamente nulla e tutta questa sofferenza sarà stata inutile.

Nel frattempo possiamo tornare, pur con le cautele del caso, a una vita normale. Con cautela e con attenzione sia per noi impegnati nei servizi sanitari che per tutte le persone.

Doveroso fare tesoro di quanto è successo per ricostruire organizzazione e relazioni migliori per essere non impreparati a dover affrontare nuove emergenze ma anche per migliorare l’ordinarietà.
Dobbiamo avere pazienza e fiducia nei riguardi della ricerca ben condotta (e investimenti nella ricerca dovranno certamente essere migliorati e ben organizzati), i numeri e il tempo ci diranno qualcosa di più certo. La premura e la superficialità soprattutto nelle comunicazioni alla popolazione (e mi riferisco anche alla stampa) corrono il rischio di creare solo ulteriori danni o aspettative che poi verranno disattese creando così conflittualità e perdita di fiducia nei confronti di chi tutti i giorni, anche prima di questa pandemia, ha sempre dato il meglio possibile.


 

 Dr. Mario Tavola
Primario del Reparto di Anestesia e Rianimazione
dell'Ospedale di Lecco



IL GRINZONE n.71