IL TEMPO DI UN RESPIRO: VIETNAM
Quest’anno si è avverato un sogno che da tempo tenevo chiuso nel cassetto: partire e visitare un luogo lontano, differente dalla bella e ridente Pasturo, per immergermi in un mondo dove il tempo sembra scorrere a un ritmo completamente diverso.
La destinazione? Il Vietnam.
Con la sua forma sottile, simile a una spina dorsale, il Paese sostiene e dà struttura alla sua terra calda, alle montagne, alle città brulicanti di vita, ai mercati colorati e alle tante anime gentili che la popolano.
L’itinerario del viaggio era ricco, quasi da esplodere: sedici giorni on the road, con lo zaino in spalla e continui spostamenti.
Tra pullman, bus e treni notturni abbiamo attraversato il Vietnam da sud a nord, partendo dalla frenetica Ho Chi Minh fino a raggiungere la capitale Hanoi.
L’arrivo a Ho Chi Minh è stato caotico.
Mi sono sentita come dentro un frullatore, avvolta da un vortice di migliaia di motorini e luci al neon che mi sfrecciavano attorno.
Il mio primo pensiero è stato: “Buongiorno, Vietnam!”
Nei giorni successivi, il ritmo si è fatto più lento.
Abbiamo navigato sulle acque dense e color terra del fiume Mekong, uno dei più lunghi al mondo.
Tra villaggi di pescatori, arcobaleni di frutta fresca e musica folk, abbiamo ascoltato la voce tremula e malinconica di una donna che ci raccontava la storia del suo amore.

Il paesaggio era magnifico: il verde intenso delle foglie, il sussurro dell’acqua che scorreva e il profumo umido della fine della stagione delle piogge donavano un senso di pace infinita.
Eppure, dentro a tanta bellezza, si nascondono ancora gli echi di anni di paura e dolore inflitti dalla guerra.
La visita ai tunnel di Cu Chi mi ha messa di fronte all’orrore quotidiano vissuto da questo popolo.
La fitta rete di cunicoli, scavata per oltre 250 km sotto terra, era l’unico rifugio possibile: un mondo angusto e claustrofobico dove si cercava di sopravvivere, uscendo solo di notte, quando il pericolo degli attacchi diminuiva.
Quella giornata, emotivamente intensa, mi ha lasciato una certezza… le guerre parlano sempre la stessa lingua: la lingua del dolore, e lasciano cicatrici profonde sulla terra e nelle persone.
Questa ferita, i vietnamiti la portano nel cuore e la ricordano ogni giorno. Non è raro leggere parole di libertà e pace sui muri o sui piccoli oggetti venduti nei mercati, al fine di veicolare messaggi sociali, politici e di riflessione.
In tutto il Paese, tra il verde giada della natura e le città vivaci, sorgono maestose pagode.
Il buddismo, una delle religioni più diffuse, non lo si respira solamente negli edifici antichi o moderni, ma lo si vive principalmente nella vita quotidiana.
Ai bordi delle strade polverose, tra il rumore dei motorini e il caldo incessante, si incontrano piccoli altari adornati di frutta e bastoncini d’incenso che, bruciando, si sollevano leggeri verso il cielo in memoria dei defunti.
Tra i luoghi più suggestivi che abbiamo visitato, ricordo le Marble Mountains vicino a Da Nang. Lì il confine tra natura e spiritualità svanisce e ti trovi circondato da incantevoli chiaroscuri creati dalla luce che filtra tra i rami, le foglie e le rocce, illuminando in modo caldo e dorato statue di Buddha e santuari.
Durante il viaggio mi è sembrato di vedere il mondo attraverso gli occhi di un bambino. Ogni paesaggio, ogni angolo che mi si presentava, mi lasciava senza parole.
Sfregavo gli occhi per essere certa di vedere bene. Di trovarmi veramente lì.
Per qualche giorno abbiamo assaporato la vita montanara tra le risaie di Sa Pa.
Intorno a noi, un mosaico di infinite sfumature di verde e giallo colorava le montagne.
Il tempo sembrava dilatarsi come una fisarmonica. Le terrazze di riso, con la loro forma concentrica, creavano una sinfonia di onde morbide che rilassavano lo sguardo.
Potevi respirare a fondo e sentirti leggero.
Il luogo che più mi ha toccato il cuore è stata la Baia di Ha Long.
Dipinta come un quadro, ogni cosa era in perfetto equilibrio, come se il mondo intero avesse deciso di fermarsi proprio in quel giorno.
Le enormi rocce ricoperte di muschio e vegetazione smeraldo galleggiavano leggere sull’acqua che ci cullava lentamente.
Mi sentivo immersa in un sogno liquido, puro e silenzioso.
Il cielo del tramonto, colorato di cipria e quarzo rosa, scendeva dolcemente fino alla sponda silenziosa del ciglio dell'acqua, come un abbraccio.
In quella distesa di colori e silenzio ho avuto il tempo di riflettere e di sentirmi profondamente grata: per la vita, per il viaggio e per le persone accanto a me.
Ci sarebbero ancora tante pagine da scrivere.
Sono passati solo pochi mesi dal ritorno, ma tutto pulsa ancora, come se il viaggio non fosse davvero finito.
Lasciando la caotica e immensa Hanoi, ho rivissuto in un istante i sedici giorni trascorsi: sono stata travolta dal profumo intenso del caffè, l’energia delle città e il silenzio rispettoso delle pagode.
Il ricordo delle lanterne luminose di Hoi An, i pescatori leggeri sulle barche, i mercati colorati e il cibo profumato, hanno reso le ore di ritorno più veloci, e così cullata dalle soffici nuvole a bordo dell’aereo mi sono ritrovata di nuovo a Malpensa.
L’aspetto che ho apprezzato maggiormente è stato quello di poter condividere questo viaggio: gli sguardi, le risate, le difficoltà superate insieme, hanno reso ancora più preziose le persone che mi sono vicine, illuminandole con una luce nuova.
Questo viaggio mi ha insegnato che la bellezza non è mai solo nei luoghi, ma nel modo in cui li si vive.
Se mai vi capiterà, anche solo una volta nella vita, fate un giro in Vietnam.
Lasciatevi guidare dai colori, dai profumi e dalle persone che incontrerete. Ne vale davvero la pena.
Alessia
IL GRINZONE n.93