Sgorgo

 

Per troppa vita che ho nel sangue

tremo

nel vasto inverno.

 

E all’improvviso,

come per una fonte che si scioglie

nella steppa,

una ferita che nel sonno

si riapre,

 

perdutamentre nascono pensieri

nel deserto castello della notte.

 

Creatura di fiaba, per le mute

stanze, dove si struggono le lampade

dimenticate,

lieve trascorre una parola bianca:

si levano colombe sull’altana

come alla vista del mare.

 

Bontà, tu mi ritorni:

si stempera l’inverno nello sgorgo

del mio più puro sangue,

ancora il pianto ha dolcemente nome

perdono.

 

12 gennaio 1935