Alla linea



Il primo articolo della nostra bella Costituzione recita: "L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro", con buona pace di quelli che La vorrebbero fondata sull'impresa.

Peccato che di lavoro si parli e si scriva poco e quasi sempre a sproposito, soprattutto da parte dei politici, che al riguardo non sanno assolutamente niente.

Per fortuna, da qualche tempo, in Italia e all'estero, la letteratura sta proponendo, sul tema del lavoro, libri di alto livello, per esempio il recente "Alla linea" di Joseph Ponthus.

L'autore racconta la propria sconvolgente esperienza biennale di lavoratore interinale a Lorient, in Bretagna, nord della Francia, nell'industria di conservazione del pesce e poi in un mattatoio, lavori appunto "alla linea", cioè alla catena di montaggio.

Il libro non racconta soltanto "la desolazione della fabbrica", ma anche "la sua paradossale bellezza", perché la bestiale fatica del lavoro sprigiona nell'anima dell'operaio una sorprendente reattività, che fa ancor più apprezzare le poche ore di libertà e le piccole gioie della vita (le domeniche libere, l'amore per una donna, l'odore del mare, l'affetto di un cane).

Anche in un ambiente disumano, è sempre e comunque la bellezza che vince: le canzoni di Trenet e di Brel, perché "in fabbrica canti/ cazzo se canti/ canticchi mentalmente/ urli a squarciagola coperto dal rumore delle macchine"; le pagine di Dumas e di Apollinaire, che avvicinano l'esperienza alienante della "linea" all'orrore del sangue e del fango nelle trincee della prima guerra mondiale; infine e soprattutto la pratica della scrittura.

Oltre al contenuto, anche la forma di questa opera prima, e purtroppo unica per la morte precoce dell'autore, è del tutto particolare: a scelta, prosa poetica o poesia in prosa, in una lingua scompigliata e multiforme, essenziale e colorita, priva di subordinate e di punteggiatura, versi liberi ritmati sui tempi della fabbrica.

Mi piace concludere con le parole forti ed amare, dedicate a questo libro, da un amico del GRINZONE, Paolo Rumiz: "Che legga tutto questo, lo beva fino in fondo il popolo del superfluo e della happy hour che..." ed ogni lettore termini la frase con le proprie riflessioni.

                                                  

                                                                                                     Carlo Amanti


 Indicazioni Bibliografiche:

Joseph Ponthus, Alla linea, Bompiani




IL GRINZONE n.83


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